Vigile muore, Ministero condannato

Il Tribunale civile di Firenze ha condannato il Ministero degli Interni al risarcimento dei familiari del vigile del fuoco aretino morto sul lavoro nel gennaio 2003. Secondo quanto deciso dal giudice della Seconda sezione Civile del Tribunale di Firenze Maria Novella Legnaioli, il Ministero degli Interni è responsabile per aver fornito uno strumento con caratteristiche tecniche inidonee a garantire la sicurezza dei propri lavoratori. Finisce con una vittoria, in sede civile in primo grado la vicenda dell’incidente dove perse la vita Simone Mazzi,all’epoca 29enne. Era il 28 gennaio 2003 quando il giovane pompiere perse la vita sulla statale 73 alle porte di Arezzo mentre effettuava un soccorso per recuperare un autotrasportatore rimasto ferito, uscito di strada e finito nel greto di un fiume con un camion cisterna. Il vigile fu calato dall’autogrù con una barella toboga per recuperare l’autotrasportatore, m il cavo a cui era attaccato Simone Mazzi si spezzò improvvisamente e il bozzello lo colpì sulla testa causandone la morte sul colpo. Una vicenda che ha visto in sede penale l’assoluzione di coloro che al tempo ricoprivano gli incarichi di comandante dei vigili del fuoco di Arezzo, di responsabile della manutenzione dei mezzi, e del manovratore del mezzo. La loro condotta è risultata infatti esulare dalle cause che hanno provocato l’incidente mortale, come chiarito da alcune perizie tecniche effettuate sull’autogrù. Il giudice ha condannato il Ministero degli Interni inoltre al risarcimento dei danni morali subiti dalla madre e dal fratello, rappresentati in giudizio dagli avvocati Roberto De Fraja e Simone De Fraja del Foro di Arezzo. «Io e mia mamma – commenta il fratello Luca Mazzi – abbiamo combattuto questa battaglia da quasi 20 anni perché fosse accertata la verità, non era accettabile per noi che la colpa venisse attribuita ad una fatalità».

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