Tre imprenditori denunciati, preso latitante dai carabinieri

Preso latitante

Faceva parte, insieme ad altri nove suoi connazionali, di un’organizzazione criminale ben strutturata, ramificata e collegata alla criminalità organizzata nigeriana, l’uomo che è stato rintracciato ed arrestato dai carabinieri del Radiomobile di San Giovanni Valdarno in centro a Montevarchi (Arezzo). Controllato in piena notte dalla pattuglia dei militari valdarnesi, è stato accompagnato in caserma per approfondirne la posizione, in quanto, dalla consultazione della banca dati delle forze di polizia, l’uomo risultava gravare un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Effettivamente è emerso come il nigeriano fosse persona prossima ad un’organizzazione criminale del suo paese che gestiva un vasto giro di spaccio di sostanze stupefacenti in zone del palermitano nel 2017 e nel 2018. Le indagini, condotte dalla Direzione Distrettuale Antimafia del capoluogo siculo, avevano all’emissione di una ordinanza da parte del Tribunale di Palermo, che imponeva l’applicazione di numerose misure cautelari per gli appartenenti al sodalizio criminoso. 

Imprenditori denunciati

Tre imprenditori orafi sono stati denunciati per truffa aggravata in concorso. Le indagini dei carabinieri di Subbiano hanno consentito di scoprire che i tre, a marzo di quest’anno, senza averne alcun titolo, avevano proposto a due imprenditori di Subbiano di trattare l’acquisto di quote di una società tunisina di intermediazione, rivelatasi inesistente, in rapporti commerciali con un’importante impresa petrolifera irachena, per un valore di 150.000 euro facendosi consegnare, ad agosto, la somma di 2.500 euro in contanti a titolo di iniziale caparra. Secondo quanto stabilito dai carabinieri i tre, avevano attirato le vittime facendo loro ritenere, documenti alla mano, che il perfezionamento del contratto di acquisto delle quote avrebbe comportato un profitto di alcuni milioni di euro proveniente dalle vendite del petrolio greggio commercializzato dalla “Oil Company”. E, al fine di accreditare il proprio ruolo, avevano falsificato report e contratti delle società coinvolte, creando “telematicamente” inesistenti filiali con sede a Hangzhou in Cina.

Inoltre, sempre secondo le risultanze dei carabinieri, utilizzavano verosimili account aziendali di posta elettronica, realizzati per interloquire con i truffati e rispondere ai loro crescenti sospetti, rassicurandoli con l’invio di documentazione “fake”. YWS

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