Toscana a Sinistra si presenta alle prossime Regionali

Dopo decenni di errori. Avevamo ragione a chiedere più sanità pubblica e a contrastare la precarizzazione del lavoro. Ora occorre dare più sostegno economico a chi è colpito dagli effetti dell’emergenza epidemiologica, a partire dalle fasce sociali più deboli e dalle categorie di lavoratori prive di tutele. E chiunque non lavori in settori davvero essenziali e di pubblica utilità deve avere il diritto di restare a casa.
Occorre fare l’interesse di tutti e non di pochi: solo così potremo uscire insieme dall’emergenza sanitaria, economica e sociale generata dalla diffusione del virus Covid-19. Perciò “Toscana a Sinistra”, questo il nuovo nome del progetto comune ancor più largo rispetto al 2015, sarà presente sulla scheda alle prossime elezioni regionali. Molte e molti ci avevano chiesto di esserci e adesso, di fronte ad un fatto epocale come l’emergenza coronavirus, riteniamo necessario farlo. Perché avevamo ragione a batterci, in tutti questi anni, per una sanità pubblica e universale e a favore dei beni comuni. E perché il dramma in corso sembra aver insegnato ben poco, a livello nazionale e regionale. La destrutturazione e il sottofinanziamento della sanità pubblica e la sua lenta privatizzazione sono stati il cuore delle politiche del centrodestra e del così detto centrosinistra, anche in Toscana, dove queste scelte hanno comportato la chiusura o il depotenziamento di svariati ospedali e il taglio dei posti letto, fino alla controriforma voluta da Rossi e Saccardi nel 2015 per accorpare le ASL della regione e nascondere, dietro questa operazione, un’ennesima riduzione del personale.
Per anni è stato raccontato che la sanità pubblica era il passato, mentre il mercato sarebbe stato futuro. Oggi, molti piangono sul latte versato, compresi gli altri candidati alla presidenza e le loro coalizioni. La lezione di questa emergenza è limpida: occorre assumere e farlo con contratti stabili, investire risorse regionali e nazionali adeguate e rilanciare il servizio sanitario nazionale, abbandonando la strada del regionalismo differenziato.

Condividi l’articolo