Roberto Rossi ricorre al Tar del Lazio contro la decisione del Csm

 Il magistrato aretino Roberto Rossi ha presentato ricorso al Tar del Lazio contro la decisione del Csm di non confermarlo nel ruolo di Procuratore della Repubblica di Arezzo. Il voto fu pronunciato il 24 ottobre scorso. In plenum al Csm passò con 16 voti contro 4, e con un astenuto secondo la proposta di maggioranza della commissione per gli incarichi direttivi. L’udienza al Tar laziale non è stata ancora fissata ma presumibilmente si terrà tra la fine di gennaio e il mese di febbraio. Secondo la delibera, il cui relatore era Piercamillo Davigo, Rossi avrebbe compromesso “il requisito dell’indipendenza da impropri condizionamenti”, almeno “sotto il profilo dell’immagine”. E questo per aver proseguito l’incarico di consulenza presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, che gli era stato conferito con il governo Letta e confermato dal successivo esecutivo, anche dopo l’apertura dell’indagine su Banca Etruria del cui consiglio di amministrazione faceva parte Pierluigi Boschi, padre dell’allora ministro Maria Elena. Rossi, attualmente sempre in forza alla procura di Arezzo, ha respinto sempre con forza ogni addebito. “Il mio incarico finisce nel 2015 e le indagini sono partite dal 2016, in seguito alla dichiarazione di insolvenza dell’istituto di credito – dichiarò all’epoca – Ci sono profili di criticità talmente manifesti da non potermi esimere dall’impugnare la decisione”.

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