Roberto Rossi resta procuratore

Roberto Rossi resta procuratore di Arezzo dopo la sentenza del Consiglio di Stato che ha accolto il suo ricorso. Il magistrato resta in silenzio ma il clima che si respira in Procura ad Arezzo è decisamente di sollievo. Tre i punti sui quali è basato il dispositivo di accoglienza del ricorso. Primo quello relativo all’incarico di consulenza presso Palazzo Chigi che non era, a parere dello stesso Consiglio di Stato, assolutamente politico ma anzi, in genere, viene inserito nel curriculum di un magistrato. In ogni caso, e si passa al punto due, era cessato al momento in cui partirono le indagini sul crac di Banca Etruria. Particolarmente pregnante il terzo e ultimo punto “il Ministro della Giustizia esprime le sue motivate valutazioni solo in ordine alle attitudini del candidato relative alle capacità organizzative dei servizi. Questa formula, si legge nel dispositivo del Consiglio di Stato, esclude una valutazione sulla credibilità, autorevolezza e indipendenza del profilo professionale del magistrato, che è propria della sola sfera di valutazione dell’organo di governo autonomo della magistratura”. La conclusione è che “il concerto negativo del Guardasigilli è illegittimo per aver esorbitato dall’ambito delle sue attribuzioni”. La controversia era nata dopo che Pier Camillo Davigo, all’epoca nel Csm, accusava Rossi di aver indagato su Pierluigi Boschi mentre era consulente di Palazzo Chigi, con Matteo Renzi premier e Maria Elena Boschi ministro. Rossi aveva opposto in sua difesa le date, aveva cessato l’incarico nel dicembre del 2015 mentre le indagini su Bpel erano partire nel febbraio 2016. Cosi come riconosciuto dal Consiglio di Stato.

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