“Rothko vs Querci”

Ludovica Franci
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Il mondo dell’arte contemporanea in Toscana vive un momento di grande fermento, segnato da importanti appuntamenti espositivi che collegano i grandi maestri internazionali alle eccellenze artistiche del territorio. A Firenze, la prestigiosa cornice di Palazzo Strozzi, insieme al Museo di San Marco e alla Biblioteca Medicea Laurenziana, ospita una monumentale mostra dedicata a Mark Rothko, celebre pittore nato in Russia ma naturalizzato americano, tra i più influenti e quotati artisti del Novecento. La rassegna, curata anche con il contributo del figlio Christopher, espone circa settanta opere che ripercorrono l’intera parabola creativa del maestro dell’Espressionismo Astratto.

La scelta delle sedi fiorentine non è casuale: tra gli anni Cinquanta e Sessanta, Rothko compì diversi viaggi in Italia, rimanendo profondamente affascinato dal Rinascimento e, in modo particolare, dalla luce e dalla spiritualità degli affreschi del Beato Angelico a San Marco. Sebbene la fase iniziale della sua carriera sia caratterizzata da opere figurative vicine al Surrealismo, la consacrazione dell’artista è legata ai suoi celebri “Color Field Paintings”, grandi campiture di colore stese su tela. A differenza di una riproduzione geometrica netta, i confini dei rettangoli di Rothko sono sfumati, nuvole cromatiche che si fondono tra loro creando un’atmosfera rarefatta. Questa tecnica mira a stabilire un rapporto intimo ed emotivo con lo spettatore, che viene invitato a immergersi nel quadro in una dimensione quasi contemplativa. Il percorso tragico della sua esistenza, culminato con il suicidio nel 1970, trova un parallelo laico nella celebre Rothko Chapel di Houston, una cappella esagonale caratterizzata da tele scure che evocano la complessità e il mistero della vita, idealmente richiamata a fine mostra a Palazzo Strozzi attraverso una sala a pianta esagonale dedicata alle sue ultime opere su carta.

A questo misticismo cromatico si ricollega, per contrasto e affinità tematica, la nuova mostra personale di Bruno Querci intitolata “Rime Geometriche”, in programma alla galleria 55 Art Private di Badia al Pino. L’esposizione, curata dall’art curator e manager Giuseppe Simone Modeo, già reduce dal successo della mostra “Art Gender Gap” alla galleria GAS, offre un punto di vista differente ma altrettanto profondo sul ruolo della luce nell’arte contemporanea. L’artista pratese sceglie di azzerare la componente cromatica per concentrarsi esclusivamente sul dualismo tra il bianco e il nero.

Se in Rothko la luce si esprime attraverso la vibrazione emotiva del colore e la cancellazione dei margini, nell’opera di Querci la luce viene rigorosamente ordinata e ridotta a forme geometriche nette e precise. Le campiture in bianco e nero si sviluppano sulla tela seguendo un ritmo rigoroso e cadenzato, che l’esperto paragona alla struttura metrica di una poesia scandita da rime. La scelta della galleria di Badia al Pino, concepita come un moderno “white cube” con un’illuminazione omogenea a fasci di neon, esalta la pulizia formale e la forza visiva delle opere di Querci, creando uno spazio ideale per il dialogo tra il rigore geometrico e la percezione sensoriale del pubblico.

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