Trattamento Chirurgico Aneurisma Aorta Addominale

Irene Innocentini

L’aneurisma dell’aorta addominale è una patologia seria che colpisce migliaia di italiani ogni anno. Spesso definita dai medici come un “killer silenzioso”, questa condizione consiste nella dilatazione progressiva dell’arteria più grande del nostro corpo. Se non diagnosticato in tempo, il rischio è la rottura del vaso, un’emergenza medica con un altissimo tasso di letalità.

Per approfondire l’importanza della prevenzione e le moderne tecniche di intervento, abbiamo consultato il Dott. Giorgio Ventoruzzo, Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Chirurgia Cardiovascolare dell’Ospedale San Donato di Arezzo.

L’aneurisma si localizza generalmente a livello dell’addome, sotto le arterie renali. Il vero pericolo risiede nella sua natura asintomatica: nella maggior parte dei casi, il paziente non avverte alcun dolore o disturbo finché il vaso non raggiunge dimensioni critiche o si rompe. Solo in soggetti molto magri è possibile percepire una massa pulsante all’altezza dell’ombelico.

In Italia si registrano circa 27.000 nuovi casi ogni anno, con 6.000 decessi dovuti a rotture improvvise.

La prevenzione è l’arma più efficace per intercettare la patologia. Le categorie che dovrebbero sottoporsi a screening includono:

  • Uomini sopra i 65 anni: La categoria più colpita.
  • Fumatori: Il fumo aumenta il rischio di insorgenza fino a 4-5 volte, specialmente nelle donne.
  • Familiarità: Chi ha parenti di primo grado affetti da aneurisma ha una probabilità doppia di svilupparlo.
  • Ipertesi: La pressione alta accelera la dilatazione del vaso.

Per diagnosticare un aneurisma basta un’ecografia non invasiva, rapida e indolore che permette di misurare il diametro dell’aorta. L’intervento chirurgico viene solitamente raccomandato quando l’aneurisma raggiunge i 5,5 cm negli uomini e i 5 cm nelle donne.

Oggi la medicina offre soluzioni avanzate che riducono drasticamente i rischi rispetto al passato:

  1. Chirurgia “Open” (Classica): Prevede la sostituzione della parte dilatata con una protesi in tessuto (un tubicino sintetico) cucita manualmente. Nonostante sia l’approccio tradizionale, oggi viene eseguita con tecniche sempre meno invasive per favorire un recupero rapido.
  2. Trattamento Endovascolare (EVAR): Una tecnica d’avanguardia che non richiede tagli addominali. Si accede attraverso le arterie dell’inguine e, sotto guida radiologica, si posiziona una “stent-graft” (protesi interna) che sigilla la zona dilatata. Questo intervento può essere eseguito in anestesia locale e permette una dimissione in tempi brevissimi.

Oltre agli esami clinici, il Dott. Ventoruzzo sottolinea l’importanza di uno stile di vita sano:

  • Smettere di fumare: Il fumo degrada le pareti dell’arteria rendendole meno resistenti.
  • Controllare la pressione: Una pressione arteriosa stabile rallenta l’espansione dell’aneurisma.
  • Monitorare il colesterolo: Alcuni farmaci per il colesterolo sembrano avere un effetto protettivo sulla crescita della patologia.

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