In questo approfondimento dedicato al rapporto tra scienza e credenze popolari, incontriamo il Dottor Alessandro Tiezzi, neurologo, che conduce in un affascinante viaggio all’interno della mente umana.
L’obiettivo è spiegare come la superstizione non sia un semplice retaggio culturale o una debolezza caratteriale, ma un fenomeno strettamente connesso al funzionamento biologico del nostro cervello.
Attraverso l’analisi delle strutture cerebrali, scopriamo che la propensione a creare associazioni automatiche risiede nei nuclei della base. Si tratta di meccanismi che operano in economia energetica e che sono stati fondamentali per la sopravvivenza della specie. Tuttavia, questa capacità di creare legami causa-effetto può generare falsi positivi quando applicata a contesti irrazionali. È così che nascono le superstizioni classiche, come la paura del gatto nero o dello specchio rotto, ma anche fissazioni strettamente personali, come l’abitudine di indossare un particolare indumento per affrontare un esame importante nella speranza che ne garantisca il successo.
Il Dott. Tiezzi sottolinea l’esistenza di un’altra area del cervello, la circonvoluzione frontale inferiore destra, deputata a mediare e verificare la veridicità di tali associazioni attraverso il pensiero critico. Questa funzione, pur essendo essenziale, richiede un notevole sforzo energetico e matura completamente solo intorno ai venticinque anni. Questo ritardo nello sviluppo spiega perché i bambini vivano immersi nel cosiddetto pensiero magico, mancando dei filtri necessari per distinguere la fantasia dalla realtà.
Allo stesso modo, spiega perché anche gli adulti, in momenti di pigrizia cognitiva, stanchezza o forte stress, preferiscano affidarsi a scorciatoie mentali piuttosto che affrontare ragionamenti complessi e faticosi.
L’invito dell’esperto non è quello di eliminare drasticamente ogni rito o scaramanzia, specialmente se innocui come i rituali degli sportivi prima di una gara. L’importante è coltivare una consapevolezza critica per evitare che tali automatismi condizionino negativamente le nostre scelte importanti o ci portino a commettere assurdità.
