Reni e Alte Temperature

Irene Innocentini

Con l’arrivo dell’estate e delle ondate di calore anomale, i fari della prevenzione medica si accendono anche sulla salute dei nostri reni. Ma in che modo le alte temperature influiscono su questi organi vitali? E come possiamo proteggerli quando il termometro sale? Per rispondere a queste domande, Teletruria ha ospitato in studio il dottor Ennio Duranti, noto specialista in nefrologia e già direttore dell’unità operativa di Nefrologia e Dialisi dell’ospedale San Donato di Arezzo.

Molti sottovalutano l’immenso carico di lavoro a cui sono sottoposti i reni quotidianamente. Come spiegato dal dottor Duranti, due organi grandi poco più di una nocciolina compiono ogni giorno un’impresa straordinaria:

“Nell’arco delle 24 ore, i nostri reni depurano circa 180 litri di sangue, concentrandoli e trasformandoli in appena un litro o un litro e mezzo di urina. Si tratta di un lavoro immenso, che in estate viene messo ulteriormente sotto stress.”

Quando le temperature esterne aumentano, la forte sudorazione riduce la quota complessiva di liquidi all’interno del nostro organismo. Di conseguenza, cala il volume del sangue in circolazione (nei vasi arteriosi e venosi), diminuendo l’afflusso di sangue verso i reni e riducendone temporaneamente l’efficienza.

Uno dei rischi più diffusi legati alla disidratazione estiva è l’insorgenza delle dolorosissime coliche renali. Con la forte sudorazione, infatti, le urine tendono a concentrarsi eccessivamente:

  • La chimica dei calcoli: In un ambiente urinario povero di liquidi, sostanze come il calcio, l’ossalato e l’acido urico raggiungono concentrazioni elevate, precipitando spontaneamente e formando i fastidiosi calcoli renali.

La parola d’ordine in questo periodo dell’anno è indubbiamente idratarsi. Per favorire una produzione ottimale di circa 2 litri di urina al giorno, il nefrologo suggerisce di assumere quotidianamente almeno 2 – 2,5 litri di acqua, preferendo piccoli sorsi frequenti ed evitando bevande ghiacciate.

Sul fronte dell’acqua da bere, il dottor Duranti sfata un falso mito radicato nella credenza popolare:

“Non esiste alcuna evidenza scientifica che dimostri che il tipo di acqua assunta favorisca o prevenga la calcolosi. Anzi, ci sono studi che dimostrano che bere acque più ‘dure’ (ricche di calcio) non aumenta affatto il rischio di calcoli. La cosa fondamentale non è la marca o la tipologia di oligominerale, ma la quantità totale di liquidi assunti durante la giornata.”

Se nei soggetti giovani e sani il rischio principale è la calcolosi, nella popolazione anziana e non autosufficiente la forte disidratazione può causare conseguenze ben più severe, come l’insufficienza renale acuta (un blocco improvviso della funzionalità dell’organo).

Con l’avanzare dell’età, il naturale stimolo della sete si attenua progressivamente. Per questo motivo, il dottor Duranti lancia un appello ai familiari e ai caregiver:

  • Stimolare l’assunzione di liquidi: Non bisogna aspettare che l’anziano chieda da bere.
  • Il trucco visivo: Un ottimo metodo consiste nel lasciare sul tavolo della cucina o del soggiorno una bottiglia d’acqua con un bicchiere ben visibili, ricordando e offrendo da bere poco e spesso nell’arco della giornata.

I reni non lavorano mai da soli: la loro salute è strettamente interconnessa con quella dell’apparato cardiovascolare e del metabolismo. Negli ultimi due anni, la comunità medica ha ufficialmente riconosciuto la sindrome cardio-rene-metabolica: una condizione clinica “a doppio senso” in cui patologie cardiache, diabete e obesità danneggiano direttamente i reni, e a sua volta la disfunzione renale peggiora lo stato cardiovascolare.

A livello mondiale si stima che quasi 2 miliardi di persone soffrano di questa complessa interconnessione, ma oltre l’80% non sa di esserne affetto. Per questo la prevenzione è fondamentale:

  • Soggetti sani: Sottoporsi almeno una volta all’anno a esami ematici di routine che monitorino la funzionalità renale (come il dosaggio della creatinina, dell’acido urico, del colesterolo e dei trigliceridi) insieme a un semplice esame delle urine.
  • Soggetti a rischio: Chi soffre di ipertensione, problemi cardiaci, diabete o obesità dovrebbe ripetere questi screening diagnostici ogni sei mesi.

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