La Buona Cura – Medicina Interna Ospedaliera

Irene Innocentini

Cos’è davvero la “buona cura”? Spesso la consideriamo semplicemente come una prestazione sanitaria, un farmaco o un intervento tecnico. Tuttavia, il concetto è molto più profondo e riguarda il modo in cui una comunità si prende cura dei suoi membri più fragili.

Per parlarne, abbiamo incontrato il Dott. Gino Parca, Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Medicina Interna dell’Ospedale San Donato di Arezzo, che ci ha guidato in una riflessione che tocca la medicina, la filosofia e il senso civico.

Per spiegare la difficoltà nel definire la cura, il Dott. Parca cita lo scrittore David Foster Wallace e la sua celebre metafora dei pesciolini: due giovani pesci nuotano nell’oceano e non sanno rispondere quando un pesce anziano chiede loro “com’è l’acqua?”, perché l’acqua è l’elemento in cui sono immersi da sempre.

Allo stesso modo, la cura è un elemento costante della nostra esistenza, dalla nascita alla fine della vita. Spesso non ne percepiamo l’importanza finché non viene meno o finché l’età non ci rende più consapevoli della nostra fragilità.

Secondo il Dott. Parca, la “buona cura” non è fatta solo di camici bianchi, ma si regge su tre pilastri fondamentali che devono intrecciarsi armoniosamente:

  1. Le Cure Professionali: Sono quelle erogate dai medici e dagli infermieri nel Servizio Sanitario Nazionale. Rappresentano una garanzia di equità: il principio che nessuno debba essere abbandonato, indipendentemente dal proprio stato di salute o condizione sociale.
  2. La Cura Familiare: È la “campana di vetro” che protegge i bambini, gli anziani e i disabili. In Italia, la famiglia rappresenta un nucleo fondante che si fa carico, spesso con grande sacrificio, di chi non è autosufficiente. È un impegno che va riconosciuto e supportato attivamente dalle istituzioni.
  3. Il Volontariato (Terzo Settore): Un pilastro di cui l’Italia può andare orgogliosa. È la cura prestata per filantropia e spirito di compassione, senza legami di sangue o interessi economici. Il volontariato permette di uscire dall’individualismo e contribuisce alla sostenibilità dell’intero sistema sociosanitario.

Il messaggio finale del Dott. Parca è un invito all’integrazione. La buona cura non è un compito affidato esclusivamente agli ospedali, ma un “intreccio ordinato” di competenze professionali, affetti familiari e solidarietà sociale.

Solo attraverso la consapevolezza e la collaborazione di tutti questi attori è possibile costruire una società in cui la salute non sia solo assenza di malattia, ma una presa in carico globale e umana della persona.

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