Podere Rota, il Valdarno si spacca. Vadi: “serve inchiesta pubblica”

Mercoledì scorso, in video conferenza, si è tenuto un incontro sul progetto di ampliamento della discarica di Podere Rota. Presenti i rappresentanti del’Aor, l’Area Ottimale del Valdarno e l’Assessore regionale all’ambiente, Monia Monni. Il sindaco di San Giovanni Valentina Vadi ha sottolineato che sette comuni hanno espresso netta contrarietà al progetto di ampliamento e ha chiesto alla Regione di incontrare “un territorio che ha già pagato un prezzo altissimo in termini di smaltimento dei rifiuti”.
La Vadi ha confermato la necessità di avviare un’inchiesta pubblica sul progetto di ampliamento. “E’ una priorità – ha detto – su cui il Comune di San Giovanni Valdarno intende andare avanti. La disponibilità ad accogliere la nostra proposta, prevista dal Testo Unico sull’Ambiente, registrata da parte dell’assessorato all’ambiente della Regione Toscana durante l’incontro, è senz’altro un primo segnale positivo. Un passo avanti importante per dare seguito a una discussione pubblica strutturata nell’ambito del procedimento di valutazione di impatto ambientale”.
Il sindaco ha precisato che durante l’incontro hanno espresso contrarietà al piano presentato da Csai i comuni di San Giovanni Valdarno, Cavriglia, Montevarchi, Castelfranco-Piandiscò, Bucine, Capolona, Loro Ciuffenna; due quelli favorevoli: Terranuova Bracciolini e Castiglion Fibocchi.
“Una posizione di chiara e prevalente contrarietà da parte del territorio di cui la Regione Toscana credo debba tener conto – ha proseguito -. Senza nascondere le proprie prerogative e responsabilità dietro una procedura tecnico/amministrativa, e ascoltando, invece, la voce e la volontà dei sindaci dela vallata. Ricordo che in Valdarno, a partire dagli anni 70, con la discarica a fuoco perenne di Santa Lucia, poi Tegolaia e Forestello a Cavriglia, e infine Podere Rota, contiamo cinquant’anni di rifiuti. Una storia che ci consente di dire che abbiamo già pagato un prezzo altissimo e che intendiamo affermare il diritto di autodeterminazione di un territorio intero a stabilire modi e forme del proprio sviluppo ambientale. Pertanto ribadisco che la discarica di Podere Rota deve chiudere nel 2021, all’esaurimento dei volumi attuali”.
La Vadi ha poi sottolineato che il sito terranuovese è nato alla fine degli anni ottanta con contributi pubblici e con finalità pubbliche per lo smaltimento dei rifiuti urbani non solo del Valdarno o della provincia di Arezzo, ma di un territorio ben più vasto. “Dal 2011, infatti, con il primo accordo interambito tra Ato Sud ed Ato Centro – ha precisato – la discarica di Podere Rota ha garantito lo smaltimento dei rifiuti urbani dell’area fiorentina in attesa della realizzazione dell’impianto di Case Passerini, mai realizzato e stralciato dalla pianificazione regionale, consentendo ad un Ato, non autosufficiente per mancanza di impianti, di smaltire i propri rifiuti all’interno della Regione e a non dover trovare siti di conferimento al di fuori della Toscana. Il progetto presentato – ha aggiunto – cambia profondamente la funzione e le finalità della discarica: Csai chiede un ampliamento di 800 mila metri cubi per rifiuti speciali non pericolosi e non si menzionano più i rifiuti urbani. Dunque la discarica di Podere Rota, con il nuovo ampliamento, non avrà più una finalità pubblica, ma solo una finalità privata che, nei termini in cui è posta, potrà continuare e continuerà sicuramente all’infinito, richiedendo un nuovo ampliamento alla fine dei sette anni previsti da questo progetto”.
“Il nostro territorio per oltre trent’anni si è messo a disposizione per smaltire i rifiuti di una porzione importante di questa regione, e adesso ha il diritto di scegliere quello che dovrà essere il suo futuro in termini ambientali e di sviluppo sostenibile – ha concluso Valentina Vadi -. E un nuovo ampliamento della discarica per rifiuti speciali non pericolosi non è il futuro che il Valdarno vuole”.

Condividi l’articolo