Pezzi di ricambio al nero, chiusa indagine

Chiusa l’indagine sullo stabilimento del Corsalone, nel comune di Chiusi della Verna che raccoglieva auto di lusso radiate dal Pra, grazie a false documentazioni di esportazione, che venivano poi smontate per rivendere i pezzi on line. Chiesto il rinvio a giudizio per 18 persone coinvolte a vario titolo. Secondo i carabinieri forestali che hanno condotto le indagini, coordinate dal pm Angela Masiello, si trattava di una vera e propria “centrale industriale” del tutto abusiva, che si serviva di agenzie e concessionarie compiacenti per alimentare il mercato clandestino dei pezzi di ricambio. Tutto era nato nel dicembre 2018 dalla verifica dell’atto finale del ciclo produttivo, cioè a dire dal controllo dei Forestali della gestione dei rifiuti inevitabilmente prodotti dall’impresa, attiva in un capannone della ex Mabo a Corsalone, nel comune di Chiusi della Verna. Constatato che non c’era alcuna autorizzazione non solo a gestire rifiuti, ma nemmeno per la stessa apertura dello stabilimento, la Procura aveva delegato ai carabinieri forestali di investigare da dove provenissero le macchine e quale fosse la destinazione dei pezzi smontati. E’ stato quindi possibile accertare che le macchine smantellate, tutte di norma dei segmenti medio alti delle rispettive marche, risultavano radiate dal Pubblico Registro Automobilistico in base a certificati di esportazione all’estero che venivano presentati allo sportello della Motorizzazione opportunamente falsificati nel contenuto e nelle firme dei proprietari, con la complicità di agenzie e di una concessionaria automobilistica di zona, senza che i mezzi avessero invece mai lasciato il territorio nazionale. Complessivamente sono stati ipotizzati i reati di ricettazione, falsità ideologica, esercizio abusivo della professione meccatronica, gestione illecita di rifiuti per quattro rumeni residenti tra Poppi e Bibbiena, in concorso con altri tre stranieri e undici connazionali titolari di due agenzie, un’autoscuola e una concessionaria automobilistica. I pezzi derivanti dalle demolizioni venivano messi in vendita via internet alimentando il mercato clandestino dei ricambi d’auto, privi di qualsiasi tracciabilità e garanzia di sicurezza, ovviamente nel regime di totale evasione di qualsiasi onere fiscale e senza che vi fosse nello stabilimento alcun rapporto di lavoro regolare.

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