Pandemia e disagio giovanile

Baby gang che devastano il centro storico perché in preda all’alcol, due i casi ad Arezzo, giornate intere trascorse davanti al computer non sempre per la scuola, isolamento, in qualche caso autolesionismo ( non pochi i giovani in carico ai servizi Asl). La pandemia agisce piu’ nella mente che nel fisico dei giovani, creando disagio. E’ indubbio, come in questi giorni hanno sottolineato sia il presidente della regione Eugenio Giani sia la presidente della provincia Silvia Chiassai, che la didattica a distanza non favorisca il contatto e il dialogo con gli altri. “Intanto ci sono le ricadute sulla preparazione scolastica – spiega Paolo Crepet in una recente intervista – E poi c’è l’intelligenza emotiva, che non può prescindere dal contatto con gli altri. E anche l’uso dei social porta al rischio dell’amplificazione e l’emulazione di comportamenti scorretti”. Ma come si puo’ uscire?

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