Scontro politico in Consiglio regionale sul dimensionamento della rete scolastica per l’anno 2026-2027. A chiedere l’informativa urgente è stata la consigliera del Partito Democratico Letizia Michelini, che ha sollecitato chiarimenti sulle motivazioni che hanno portato il Commissario ad acta, nominato dal Governo, ad adottare un piano diverso da quello elaborato da Regione, Province e Ufficio scolastico regionale. Nel suo intervento, Michelini ha parlato di scelte “calate dall’alto”, prive di un percorso istruttorio chiaro e in contrasto con le proposte condivise a livello territoriale, sottolineando come i Comuni coinvolti siano stati parte di un iter partecipativo e come la Regione abbia agito sulla base dei dati reali degli iscritti. L’assessore all’Istruzione Fabio Barcaioli ha definito la situazione “estremamente critica”, denunciando tagli ministeriali, errori nei calcoli sugli studenti umbri e una distribuzione penalizzante dei dirigenti scolastici. Da qui il ricorso al Tar e al Presidente della Repubblica e, successivamente, il commissariamento. Particolarmente contestata la scelta di intervenire su Città di Castello, ritenuta impraticabile per ragioni oggettive. L’Aula ha approvato, con 11 voti favorevoli e 7 contrari, la risoluzione presentata dalla maggioranza che esprime netta contrarietà al dimensionamento e al commissariamento, impegnando la Giunta a difendere la scuola pubblica in tutte le sedi istituzionali. Bocciata invece la proposta del centrodestra, che chiedeva un dialogo formale con Governo e Commissario nel rispetto degli obblighi del PNRR. Un dibattito acceso, che fotografa una frattura profonda sul futuro della scuola umbra e sul rapporto tra Regione e Governo centrale.
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