Nasce il coordinamento delle Sinistre di Opposizione, accordo tra Prc e Pcli

In questi giorni si è costituito anche ad Arezzo il Coordinamento delle sinistre di opposizione. Sarà uno strumento ed uno spazio al servizio delle lotte politiche e sociali, sia nazionali che locali. Il Coordinamento aretino prende il via dopo il successo dell’assemblea nazionale del 7 dicembre scorso svoltasi a Roma, in occasione della quale si è dato vita ad un fronte unitario delle sinistre di opposizione.

Nella riunione aretina si è ribadito che il Coordinamento non avrà la funzione di cartello elettorale ma di un fronte di forze organizzate. Ne fanno parte sinora le sezioni di Arezzo del Partito Comunista dei Lavoratori e del Partito della Rifondazione Comunista.

L’azione politica del Coordinamento è volta a costruire un fronte di opposizione, sia contro la destra nazionalista e liberticida, che contro il Governo attualmente in carica, sostenuto da tutta la sinistra parlamentare e dalla burocrazia sindacale. Secondo il Coordinamento si tratta di un sostegno disastroso, per ragioni sociali e politiche.

Per ragioni sociali, perché protegge gli interessi dei capitalisti a spese dei lavoratori e delle lavoratrici, e di tutti gli sfruttati, isolando e frantumando le lotte di resistenza, bloccando ogni loro estensione, impedendo la loro unificazione.

Per ragioni politiche, perché questa condotta subalterna e complice getta milioni di lavoratori e lavoratrici tra le braccia della destra più reazionaria: una destra nazionalista, militarista, misogina, che dirotta la rabbia sociale verso i migranti per impedire che si rivolga contro i capitalisti.

Il coordinamento, è e rimarrà aperto a tutte le forze delle opposizioni sindacali, politiche e di movimento che condividono la piattaforma delle campagne di lotta fissata dall’assemblea del 7 dicembre:

1) Riduzione generale dell’orario di lavoro a trenta ore settimanali a parità di retribuzione. Le controriforme degli ultimi trent’anni (dal pacchetto Treu del 1997 al Jobs Act e alla riforma Fornero) vanno tutte cancellate: hanno aumentato la disoccupazione, l’orario di lavoro complessivo e la sottrazione del tempo di vita. Vogliamo lavorare per vivere, non vivere per lavorare a beneficio dell’arricchimento di un pugno di sfruttatori! Ridurre l’orario di lavoro senza ridurre salari e stipendi permette di redistribuire il lavoro fra tutte e tutti, difendere i posti di lavoro attuali, aumentare l’occupazione, unire occupati e disoccupati, dare la nostra risposta allo sviluppo delle nuove tecnologie informatiche e migliorare drasticamente la qualità della vita e la sicurezza sui luoghi di lavoro. Vanno ripristinati i diritti del lavoro, a partire dall’abrogazione delle leggi che lo hanno precarizzato. Il lavoro che c’è va ripartito fra tutti in modo che nessuno sia privato del lavoro. Trenta ore settimanali a parità di retribuzione corrispondono a tale scopo. L’alternativa, come i fatti dimostrano, è l’aumento dei disoccupati e dello sfruttamento.

2) Abolizione reale della legge Fornero, per un sistema previdenziale pubblico a ripartizione e retributivo, con il diritto di andare in pensione a 60 anni di età o con 35 anni di lavoro, con la certezza di una pensione futura dignitosa per i giovani. Solo un sistema previdenziale pubblico a ripartizione con calcolo retributivo può garantire la solidarietà tra generazioni. Solo un lavoro liberato dalle leggi di precarizzazione degli ultimi decenni, ed esteso a tutti attraverso la riduzione dell’orario, può sostenere il sistema previdenziale pubblico e assicurare ai giovani una pensione futura certa e dignitosa.

3) Nazionalizzazione dei settori strategici dell’economia e delle aziende che licenziano, che de localizzano, che inquinano. È disumano che centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori siano trattate/i come limoni da spremere e poi gettar via per fare più profitti. È inaccettabile che le aziende possano devastare l’ambiente e poi cavarsela come nulla fosse.

4) Abrogazione, senza se e senza ma, dei “decreti sicurezza” di Matteo Salvini e degli accordi criminali con la Libia. I decreti sicurezza sono un’infamia: negano i diritti di protezione umanitaria, colpiscono i salvataggi in mare di chi fugge da fame, guerre, devastazioni ambientali, criminalizzano forme di lotta più determinate e quindi più efficaci della classe lavoratrice (picchetti, blocchi stradali, occupazioni aziendali).

5) No alla guerra; uscita dell’Italia dalla NATO, per la drastica riduzione delle spese militari (F35), per il ritiro delle truppe italiane dalle missioni. È inconcepibile che ogni anno quasi trenta miliardi siano destinati alle spese militari, mentre si tagliano pensioni, sanità, istruzione. Le spese militari servono solo a garantire alle potenze imperialiste, Italia inclusa, strumenti utili per una competizione globale sempre più disumana, feroce e pericolosa. È necessario rompere con la Nato e difendere i diritti dei popoli oppressi contro ogni imperialismo a partire da quello di casa nostra, destinando le risorse pubbliche così liberate alla scuola, alla sanità, alla previdenza, al lavoro.

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