Mcl e Green pass

Dal 15 ottobre il green pass diventa obbligatorio per entrare in tutti i luoghi di lavoro. Per lavorare negli uffici pubblici e in quelli privati, diventa, pertanto, necessario essere vaccinati o aver fatto un tampone nelle 48 ore precedenti, o essere guariti dal Covid. Già nei primi giorni di questa settimana le aziende private hanno ricevuto le linee guida per l’applicazione del certificato verde nel proprio ambito lavorativo.

Il Movimento Cristiano Lavoratori, pur senza mettere in dubbio la necessità di effettuare quei controlli preventivi che tutelino la salute dei lavoratori, ritiene opportuno soffermarsi sui contenuti di un dibattito che investe anche la sfera della dignità personale.

Mcl, nell’esprimere la convinzione che il bene comune venga prima del bene individuale, rileva, tuttavia, che l’obbligo del green pass nei luoghi di lavoro non debba rappresentare una limitazione eccessiva delle libertà personali.

Secondo Mcl, è doveroso che i datori di lavoro, nel rispetto delle disposizioni contenute nel decreto, le applichino secondo un approccio morbido che sia    rispettoso della dignità del lavoratore. Ogni vessazione che viene compiuta verso il lavoratore equivale a calpestare la dignità umana. I controlli non possono essere severi, ma persuasivi, con la volontà di convincere e non di costringere a vaccinarsi.

Mcl ricorda il significato della lettera enciclica Laborem exercens, del sommo pontefice Giovanni Paolo II:

«Il lavoro è una delle caratteristiche che distinguono l’uomo dal resto delle creature, la cui attività, connessa col mantenimento della vita, non si può chiamare lavoro; solo l’uomo ne è capace e solo l’uomo lo compie, riempiendo al tempo stesso con il lavoro la sua esistenza sulla terra».

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