Lettera aperta di Luciano Ralli al sindaco: “Lei ha chiuso le porte alla nostra disponibilità”

Caro Ghinelli più lavoro e meno offese. Si perché erano proprio offese, per di più senza motivazione,  quelle che hai rivolto a me e al mio gruppo. Non posso accettare da te giudizi sulla mia etica. Ora capisco perché non hai aderito alla mia proposta di codice deontologico per una campagna elettorale dai toni costruttivi dopo l’intervento del giornalista Ivo Brocchi

L’8 marzo ti ho scritto che, con l’inizio della emergenza Covid, l’opposizione era disponibile a collaborare con la tua amministrazione per il bene comune della città. Per un mese e mezzo non ci hai coinvolti in alcuna decisione: mai e dico mai nemmeno un contatto telefonico.  In questo mese e mezzo ho lavorato al San Donato come faccio dal lontano 1987. Noi medici, infermieri, OSS, volontari, forze dell’ordine abbiamo fatto la nostra parte. Non siamo eroi, come ci chiamano ora, stiamo soltanto facendo  il nostro lavoro come abbiamo sempre fatto, certamente con qualche difficoltà e con qualche rischio in più. Abbiamo fatto quello che dovevamo fare, per cui ci siamo preparati e abbiamo maturato esperienza.

Dall’8 marzo non è stato semplice ascoltarti ogni giorno nella diretta Facebook e televisiva in cui ha detto di tutto. Anche cose inesatte, basta pensare alle comunicazioni su contagi, tamponi e mascherine, con approfondimenti tecnici sui quali penso che occorra competenza per non ingenerare disorientamento e paura nei cittadini.

 Poi siamo giunti al Consiglio del 20 aprile: la seduta precedente risaliva al mese di gennaio. In quella occasione avevo chiesto chiarezza sulle indagini in corso e non avevo ottenuto la risposta di un Sindaco ma di un politico che si era limitato a leggere, parola per parola, il testo preparato dal suo avvocato. Inutile ricordare che il Consiglio comunale è un luogo istituzionale e non l’aula di un tribunale.

Nella seduta di lunedì scorso abbiamo trovato pratiche che non tenevano minimamente conto dell’ emergenza Covid, vedi la riconferma delle aliquote IMU in corso dal 2015.

Tre giorni prima del Consiglio avevo proposto di redarre un testo condiviso che rappresentasse la sintesi avanzata  dei due atti d’indirizzo di maggioranza e opposizione.  L’idea era quella di garantire maggiori e migliori soluzioni a famiglie e imprese circa le conseguenze economiche dell’emergenza Covid: mi è stato risposto che ognuno avrebbe dovuto portare avanti le sue pratiche per proprio conto.

Io e il gruppo abbiamo avuto quindi la conferma che in questo mese e mezzo  tu e la Giunta non avete pensato per nulla alla Fase2 dell’emergenza post Covid. D’altra parte non avete ancora distribuito i buoni spesa e sostegno agli affitti.

Dinanzi a questo tuo atteggiamento, ritengo che il Pd e l’intera opposizione possa considerare chiusa una fase di collaborazione che per tua esclusiva responsabilità non si è mai aperta. Riprendiamo la nostra opposizione da dove l’avevamo lasciata evidenziando che la tua è un’amministrazione che produce parole, moniti e offese ma non certo fatti.  Ripartiremo dal Consiglio che non ti ha visto fare chiarezza bensì  negare risposte politiche alla città sul tuo operato e di parte della sua amministrazione sotto inchiesta della magistratura. Io credo che tu debba lavorare per Arezzo invece di raccontarci tutte le sere il bollettino di una guerra combattuta da altri. Se sarebbe amaro ascoltare le tue affermazioni sul divano di casa, diventa insopportabile farlo, come me, dall’interno del San Donato.

Nonostante il tuo atteggiamento, il Consiglio comunale si è comunque dimostrato in sintonia con la  città e di questo ringrazio i consiglieri: abbiamo votato insieme atti  d’indirizzo, per ora non delibere attuative, che guardano al futuro.

Sono convinto che chi è stato capace di rimanere insieme nella fase peggiore del Covid, e mi riferisco a tutti gli aretini, sarà capace di stare insieme per un progetto di rilancio e trasformazione di Arezzo. Sarà il passaggio dalla paura alla speranza.

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