Dissequestro beni Moretti, nota degli avvocati difensori

In merito agli sviluppi giudiziari riguardanti il dissequestro dei beni per circa dieci milioni, appartenenti alla famiglia Moretti, si segnala una nota degli avvocati difensori, Stefano Campanello, Mauro Messeri, Luca Fanfani e Niki Rappuoli, che pubblichiamo qui di seguito.

«La decisione del pubblico ministero di restituire gran parte dei beni sequestrati ai nostri clienti suscita in noi difensori soddisfazione, ma anche una reazione amara e preoccupata. La procura di Arezzo, a distanza di 16 mesi, riconosce che anziché sequestrare beni per 25,5 milioni di euro basandosi sulla valutazione della guardia di finanza ne aveva bloccati per ben 36.785.000: oltre 11.200.000 € di troppo, un eccesso pari a quasi il 45% dei valori che il giudice aveva autorizzato a vincolare. Si stenta letteralmente a credere ad un errore di queste dimensioni. E pensare che noi difensori, sin dall’esecuzione del sequestro (a novembre 2018), avevamo fatto presente che, tra le tante cose che non ci convincevano di un provvedimento tuttora sub iudice, per ben due volte annullato dalla corte di cassazione, c’era il fatto che erano stati sequestrati beni il cui valore eccedeva di molto quello consentito. Taluni di noi avevano provato a chiedere la restituzione di un terreno agricolo, necessaria per le esigenze dell’impresa. Ci hanno sempre risposto di no, dicendo che il valore dei beni sequestrati a malapena raggiungeva il limite del sequestro: oggi la procura mette nero su bianco che avevamo ragione noi, e non di poco. La tardiva restituzione dei beni sequestrati in eccesso non elimina i considerevoli danni che ne sono derivati: ben due società, sequestrate e oggi restituite perché non avrebbero mai dovuto essere sequestrate, sono nel frattempo fallite, le economie delle imprese e delle persone coinvolte, com’è ovvio, hanno risentito di gravi e ingiustificati pregiudizi. Tutto questo pone seri problemi; per giunta da molti mesi non chiediamo altro di difenderci: vogliamo un processo, e lo vorremmo il più presto possibile, per spiegare quanto sia ingiusta l’accusa di autoriciclaggio. Ma le indagini, la cui chiusura a più riprese è stata data per prossima, sembrano non avere mai fine».

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