Coronavirus e geopolitica: il caso cinese

Le strade, i viali e i negozi sono desolatamente vuoti; duecento milioni di occhi elettronici sorvegliano la popolazione cinese; rilevatori termici proteggono l’entrata di ristoranti e condomini: un’ambientazione comune nei manga che leggevo da ragazzo sono divenute realtà in Cina, inclusa la capitale che solitamente brucia di vita. Con questo stupore Tetsushi Takahashi, di Nikkei Asian Review, racconta l’inquietante atmosfera che si profila a Pechino laddove pare che un muro invisibile sia stato eretto a difesa della città per fronteggiare il Coronavirus. Difatti, raccontata il corrispondente nipponico, le autorità stanno cercando con ogni mezzo di proteggere dall’epidemia il distretto di Zhongnanhai dove si trovano gli uffici di Xi Jinping e degli altri esponenti del comitato permanente. Data la circostanza, lo stesso Presidente – intanto che i punti rossi si avvicinavano sempre più rispetto alla zona sensibile – ha ordinato, nel nome di una guerra del popolo, di “rafforzare la leadership centralizzata e unificata del partito”. 

Un contesto delicato che, secondo Le Monde, avrebbe permesso al regime di marcare i propri caratteri repressivi ed autoritari e, segnatamente, il proprio controllo sulla società attraverso sorveglianza di massa e limitazioni di alcuni diritti. All’atto pratico, sempre secondo il quotidiano parigino, sarebbero state adoperate financo il riconoscimento facciale e l’intelligenza artificiale per bloccare la circolazione dei cittadini e diffondere i dati personali dei pazienti. Fra i casi sinistri, The Guardian sottolinea l’eclatante arresto di due accademici che, seppur fatti passare per una deroga alla libertà personale in ossequio all’ emergenza sanitaria, invero li si deve considerare alla luce del fatto che entrambi i docenti erano fermi oppositori del governo autoritario e favorevoli ad uno stato di diritto. 

Anche l’informazione, quella trasparente e libera, pare minata. Infatti, se in un primo momento vennero tollerate alcune critiche relative alla gestione della crisi, adesso, anche questa possibilità pare sbiadita: dopo l’annuncio degli imminenti controlli sui social network, l’apparato propagandistico del PC è stato incaricato di “guidare l’opinione pubblica e aumentare il controllo dell’informazione”.  Secondo la China human right, fino al 7 Febbraio, 351 persone sono state punite ree di aver diffuso notizie false riguardo il COVID-19. Ahimè non finisce qui. A confermare questa tendenza si inserisce l’espulsione, lo scorso 19 febbraio, di tre inviati del Wall Street Journal dopo che la testata aveva definito la Cina, in una valutazione riguardo l’operato della Repubblica Popolare, “malato d’Asia”. 

Alfine, è interessante analizzare come il fattore Coronavirus abbia catalizzato il degenerare delle relazioni, già pessime, tra il governo centrale e Hong Kong. Con l’inizio del nuovo anno e i primi casi positivi – racconta la nostra concittadina Ilaria Maria Sala del New York Times i cittadini, ancora una volta, sentono di non poter contare sul loro Paese in un momento di crisi: in attesa di direttive dal Leader Supremo, l’amministrazione locale non ha saputo garantire nemmeno la fornitura di carta igienica e mascherine. E voilà, ecco l’emergere di altre nuove forme di dissenso nella Tigre Asiatica: il personale ospedaliero, sotto l’egida dell’ Hospital Authority employees alliance, ha recentemente scioperato per chiedere la chiusura del confine onde evitare il diffondersi dell’epidemia nella regione. Per quanto possa apparire paradossale che l’organico sanitario scioperi nel mezzo di una endemia, ciò dimostra icasticamente l’astio tra i cani ed i traditori della patria, come reciprocamente si appellano l’uno l’altro. 

A conclusione di questo breve focus, stando a quanto emerge dalla stampa occidentale, si delinea dunque un quadro quantomeno cupo e grottesco in ordina come la potenza asiatica stia amministrando il teshu shiqui, il periodo speciale . Se è pacifico, tra costituzionalisti e comparatisti, che una qualunque situazione di emergenza legittimi ex se l’adozione di misure eccezionali volte ad assicurare la conservazione dello Stato e dell’ordine costituito; solleva, invece, qualche perplessità (e preoccupazione) il fatto che il partito unico si sia servito della congiuntura per istituire una dialettica stile Grande Fratello. D’altronde, però, come disse a suo tempo Mao Tse Tung: grande la confusione sotto il cielo: la situazione è eccellente.

 

Luca Amodio

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