Cordoglio per la scomparsa di Enzo Gradassi, storico della Resistenza aretina

In una lettera Santino Gallorini, ricorda la figura dello storico aretino.
“Scrivere della scomparsa di Enzo Gradassi mi fa troppo male, ma è giusto che lo faccia. Dovrò stare attento ad evitare la retorica, che lui vedeva come il fumo negli occhi. Conoscevo i libri storici di Enzo da anni, ma lui l’ho conosciuto soltanto quando mi sono avvicinato alle vicende del Comandante “Renzino” e di Civitella, una decina di anni fa.
Parlando, scambiandoci gli ultimi libri, ci trovavamo in sintonia su quasi tutto, in particolare sul modo di procedere nelle indagini storiche, sul seguire tutte le “piste”, sul raccontare sempre la “verità”, anche quella che a volte potrebbe risultare meno gradita.
Per questi motivi, alla fine abbiamo deciso di affrontare il caso più delicato e scabroso del 1944, la cattura e il successivo assassinio dei fratelli Tani e di Aroldo Rossi, consumato il 15 giugno, nel carcere di Arezzo. In questi pochi anni che abbiamo lavorato insieme, abbiamo avuto modo di conoscerci e di instaurare anche un rapporto di amicizia. Ci sentivamo anche parecchie volte al giorno e perfino di notte.
Posso quindi affermare che Enzo è stato uno dei più grandi conoscitori delle vicende legate alla Resistenza aretina, dei suoi protagonisti, dei suoi organismi. Quei nomi, che per gli altri storici sono “biografie”, per lui erano stati spesso conoscenti, varie volte amici. Era stato in confidenza con tantissimi ex partigiani e ne aveva raccolto le testimonianze. Inoltre, per anni aveva raccolto tutto quello che era possibile raccogliere sulle storie resistenziali di Arezzo e del suo territorio e mano a mano che, per decorrenza di limiti legislativi si aprivano nuovi archivi, si precipitava subito a consultare nuovi fondi. Non lasciava nulla di inesplorato, anche le carte che potenzialmente apparivano poco importanti, se le andava a procurare, che fosse a Pavia, a Como, a Modena, a Roma o negli archivi più battuti come quelli di Arezzo e Firenze, sia dello Stato che dell’ANPI e anche dell’Istituto Storico delle Resistenza o di privati.
Oltre alla perspicacia, al fiuto investigativo, alla grande correttezza, aveva anche un’altra qualità: l’umanità. Quei nomi di partigiani e antifascisti ammazzati, non erano solo figure, erano persone con affetti, ideali, aspirazioni. E anche per i repubblichini fucilati dopo la guerra, a seguito dei processi, provava una identica “ pietas … che riguarda la privata coscienza e la sfera religiosa, ma che coinvolge credenti e non credenti”.
Lo ringrazio per tutto quello che mi ha dato, che ci ha dato. Per tutti i personaggi che ha riscoperto, spesso liberandoli da quell’alone leggendario che ne aveva coperto gli aspetti veritieri. Personaggi importanti, personaggi umili, personaggi noti alle cronache e altri sconosciuti ai più.
Grazie Enzo!”
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