Confindustria accusa: in Valtiberina non è possibile smaltire materiali inerti

Dallo scorso luglio, per le imprese edili è diventato estremamente problematico smaltire calcinacci e altri materiali derivanti dalle proprie attività. Le aziende autorizzate allo smaltimento di tali rifiuti, localizzate a Sansepolcro e Pieve S. Stefano, sono infatti chiuse. Le imprese locali impegnate in attività di ristrutturazione edilizia sono così costrette a trasportare i materiali da demolizione – in prevalenza lapidei – verso Arezzo e Città di Castello, con notevoli perdite di tempo e maggiori oneri economici, senza considerare le ricadute negative per la collettività a causa del traffico di mezzi pesanti costretti a coprire più lunghe distanze. Gli oneri per le imprese sono poi ancor più aggravati nei casi in cui, per ragioni logistiche e organizzative, i materiali da demolizione non possono essere depositati provvisoriamente su cassoni trasportabili, come avviene ad esempio nel caso di interventi nei centri storici. In più occasioni abbiamo interpellato il Sindaco di Sansepolcro, anche in merito alla possibilità di prevedere un deposito all’interno del territorio comunale (come avviene ad esempio nel Comune di Sestino), non abbiamo però avuto risposte certe e tempestive – continua la nota – la situazione è ormai intollerabile e lo sarà ancora di più nei prossimi mesi, quando ci attendiamo uno sviluppo delle attività dell’edilizia collegato ai benefici fiscali previsti da ecobonus e sismabonus. Interventi come la coibentazione di tetti e la costruzione di “cappotti” su facciate esterne richiedono infatti la preventiva demolizione di coperture, rivestimenti, pavimenti e intonaci. E’ compito dei Comuni della Valtiberina toscana trovare una soluzione a questo problema, del quale ci riserviamo di interessare la Prefettura di Arezzo”.

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