Cade accusa per Boschi sul caso della liquidazione d’oro da Bpel

Pierluigi Boschi è stato il nome politicamente più scomodo in tutta la vicenda legata al crac Etruria e la sua presenza nel cda della Banca poi azzerata dal decreto del governo dove la figlia dello stesso Boschi aveva un posto di rilievo, ha prodotto degli effetti collaterali devastanti. Il Corriere di Arezzo pubblica una notizia che farà piacere al diretto interessato visto che la sua posizione in merito alla liquidazione decisa dall’ultimo cda della Banca di via Calamandrei, non coinvolgeva direttamente i membri del consiglio. Tra l’altro in quella fattispecie si registrò l’astensione del consigliere Grazzini che non condivise modalità e importo da destinare alla tasche dell’ex dg Bronchi. In ballo c’erano 700 mila euro che secondo l’accusa promossa dal pm Roberto Rossi, costituirono un danno al patrimonio della banca. Per il gip Lombardo non è stato cosi e la strada intrapresa è stata quella dell’archiviazione. Del resto in prima istanza anche il predecessore di Lombardo, Ponticelli, escluse ipotesi di bancarotta fraudolenta. Gli indagati dovranno rispondere solo di bancarotta semplice e l’udienza si svolgerà nel prossimo mese di gennaio 2021.

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