Aprivano aziende fantasma

È approdata anche nell’aretino l’operazione “A Solis Ortu”, coordinata dalla Procura di Firenze (diretta dal procuratore capo Giuseppe Creazzo). I militari della Guardia di Finanza fiorentina, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare e sequestro emessa dal gip del Tribunale del capoluogo toscano, Gianluca Mancuso. L’operazione ha coinvolto le province di Firenze, Arezzo, Prato, Grosseto, Rovigo e Vibo Valentia: 5 le misure di custodia cautelari in carcere disposte (nei confronti di altrettanti commercialisti, soci di uno studio con sede a Sesto Fiorentino), 24 gli imprenditori di origine cinese finiti agli arresti domiciliari, un obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, e beni sequestrati per un valore di oltre 40 milioni di euro.

Associazione per delinquere, bancarotta fraudolenta e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte: questi sono i reati contestati a vario titolo ai soggetti coinvolti.

L’attività investigativa portata avanti dalle Fiamme Gialle, ha preso il via nell’area fiorentino-pratese del distretto tessile e della pelletteria, e da lì si è poi ampliata alle altre zone. L’operazione è partita poichè i finanzieri avevano notato l’operatività di molte ditte individuali riconducibili a soggetti cinesi, accomunate sì dal rispetto formale di obblighi dichiarativi sia fiscali che contributivi, ma anche da consistenti debiti maturati nei confronti dell’erario e dall’estrema brevità del ciclo di vita operativo, pari di media a 3 anni, al fine di eludere I controlli.

I 5 consulenti di Sesto Fiorentino, secondo il Gip, sarebbero stati consapevoli degli illeciti compiuti da numerose imprese ricondotte ai 24 imprenditori cinesi, che di fatto erano titolari di aziende (perlopiù operanti nel settore della produzione di articoli di pelletteria) che con il meccanismo del cosiddetto “apri e chiudi” si sottraevano al pagamento delle imposte.

L’indagine “A Solis Ortu” ha portato a deferire all’autorità giudiziaria, una moltitudine di soggetti cinesi titolari formali di oltre 80 imprese coinvolte, soggetti che avrebbero svolto il ruolo di prestanome. Inoltre, la Procura di Firenze, ha promosso istanza di fallimento verso 19 imprese (di cui 16 già dichiarate fallite) per i consistenti debiti erariali riscontrati ed accumulati negli anni, quantificati in oltre 10 milioni di euro.

 

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