DISASTRO BANCHE, DISASTRO PER IL PAESE

E’ davvero avvilente lo scaricabarile, tipico dell’italico pensiero della politica nostrana, sulla drammatica vicenda delle quattro banche che hanno distrutto la vita a decine di migliaia di piccoli risparmiatori, azionisti e possessori di obbligazioni subordinate. Un grande scandalo che non colpisce solo gli ignari risparmiatori di BancaEtrururia e degli altri tre istituti di credito, ma che mette anche in discussione il sistema bancario: oggi, inutile negarlo, c’è tanto timore da parte delle gente.

E la politica cosa fa? Ci piace riportare quello che hanno scritto sul “Corriere della Sera” due autorevoli economisti, Francesco Giavazzi e Daniele Manca.

La vicenda dei salvataggi bancari, la corsa ad arginare gli effetti sui possessori di azioni subordinate, arrampicandosi sugli specchi per non violare le regole Ue, dimostra una volta di più la leggerezza con cui per vent’anni la politica ha gestito la nostra appartenenza all’Europa. Tutti presi nel dibattito politico a immaginare un’Europa da rivendere ai propri elettori come vessatrice e produttrice di regole assurde, scopriamo invece che altri Paesi sono stati più pragmatici. In Germania, per salvare le banche, si sono usate risorse pubbliche tra i 240 e i 270 miliardi. In Italia operazioni molto meno costose sono finite sotto la puntigliosa lente di Bruxelles. Ma sarebbe bene non scordare che le regole sul ball in che oggi impongono perdite agli azionisti delle banche e ai possessori di obbligazioni subordinate, sono state votate dalla maggioranza dei deputati italiani nel Parlamento Ue. Questo dovrebbe far pensare seriamente a che tipo di classe politica si è mandata nel parlamento Ue in questi anni. Solo due settimane fa il governo ha negoziato con Bruxelles,e poi varato con un decreto, norme che ora vuole integrare fuori tempo massimo. Non era meglio pensarci prima? Non sarebbe stato opportuno durante il dibattito europeo che ha prodotto le regole sul ball in, ricordare ai cittadini che le obbligazioni bancarie non sono titoli privi di rischio? Non avrebbero dovuto farlo quegli eletti che a Bruxelles le hanno approvate? E che oggi in cerca di consenso paiono rinnegare.

Che aggiungere ancora? Siamo basiti, indignati ma anche consapevoli che se questo Paese non cambierà sicuramente non ci sarà più futuro per nessuno.

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