Pionta-Campo Marte, occhi aperti. E le coop non possono girarsi da un’altra parte

Doveva accadere il fattaccio. Chi credeva, dopo le belle parole e i proclami, che il problema fosse risolto si è sbagliato di grosso. L’emergenza sicurezza esiste, e dopo i fatti della scorsa estate, si sono riproposti in maniera diversa. Ci sono state iniziative, tutte la elogiare. C’è chi ha organizzato eventi a Campo Marte, chi ha riportato dentro Saione la centralità di certe iniziative. Ma appena la guardia si abbassa, ecco che torna a galla sempre il solito problema. Lo spaccio fa capolino da ogni parte del quadrilatero che parte da Campo Marte, si allarga al parco del Pionta e arriva fino alle zone calde di Saione. Il Pionta ormai è off limites. Lo abbiano toccato con mano. La cartina tornasole diventa una telecamera o una macchina fotografica. Appena ti presenti nell’area degli scavi del Duono vecchip, ecco che una ciurma di immigrati, fa sentire la sua voce, facendo capire che quello che si sta facendo non è affatto gradito. Così la sera dopo le 21 nella zona di campo Marte. C’è stata l’ordinanza dei cancelli all’ingresso delle quattro gallerie nel palazzo meglio cnosciuto come la ex Standa. Il lavoro attualmente è incompleto, ma non basta questo per essere un deterrente di quello che accade nella fascia perimetrale. Il brutto episodio culminato con l’aggressione alla mamma che si è ribellata davanti a certe scene, si appaia a quello che tre settimane fa denunciò e documentò  Mary Cornacchini. Ormai certe zone di Arezzo sono vietate agli aretini. Questo è intollerabile. Non si può rimanere passivi davanti a simili episodi. Non si può affrontare la questione solo con slogan elettoralistici. Le promesse fatte non sono state mantenute. Le cooperative che gestiscono l’accoglienza non possono fare spallucce e gridare al razzismo quando arrivano certe denunce. Qui si tratta di stabilire le regole della civile convivenza. Altrimenti si rischiano situazioni impensabili.

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