Maxi operazione dei Carabinieri

el corso delle indagini sono stati arrestati in flagranza dieci soggetti per detenzione a fini di spaccio di sostanze stupefacenti, segnalati trenta consumatori alle competenti Prefetture, sequestrato circa 1 chilogrammo di sostanze stupefacenti di vario tipo.
In data odierna è stata eseguita un’ordinanza di applicazione di misure cautelari custodiali emessa dal GIP presso il Tribunale di Arezzo, dott. Giorgio Ponticelli, su richiesta del Sostituto Procuratore della Repubblica, dott. Marco Dioni, nei confronti di tre persone gravemente indiziate di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.
Il provvedimento è stato eseguito dai Carabinieri della Tenenza di Sansepolcro, coadiuvati nella fase esecutiva da quelli del Nucleo Investigativo e della Compagnia di Arezzo e del Nucleo Cinofili di Firenze.
Custodia cautelare in carcere per il 39enne M. M. e agli arresti domiciliari per il 30enne F. M., entrambi di Anghiari. Obbligo di dimora nel Comune di Anghiari, con permanenza nella propria abitazione in orario notturno e obbligo di presentazione alla P.G. nei confronti della 37enne R. C.
Quest’ultima, nel corso della perquisizione locale eseguita dai militari, è stata trovata in possesso di circa 100 grammi di hashish, in parte già suddivisa in dosi, di un bilancino di precisione e del materiale atto al confezionamento. E’ stata quindi tratta in arresto in flagranza del reato di cui all’art. 73 comma 1 bis del D.P.R. n. 309/1990. Per lo stesso reato, sono scattate le manette ai polsi del 39enne C. N. di Anghiari, che nella propria abitazione deteneva circa mezzo chilogrammo di hashish e un bilancino di precisione.
L’attività d’indagine ha preso l’avvio dalle dichiarazioni rese nel novembre 2013 dalla madre di un giovane consumatore biturgense che, in plurime e reiterate occasioni, dalla fine del 2012 aveva acquistato da M. M., uno dei maggiori e più assidui spacciatori della Valtiberina, hashish, marijuana e cocaina per uso personale, mettendo a dura prova la tenuta economica della famiglia.
L’indagine, protrattasi fino al giugno 2014, consistita in attività tecniche di intercettazione, telefonica e ambientale, e in servizi di osservazione, controllo e pedinamento, consentiva di ricostruire la struttura e il modus operandi di soggetti dediti al traffico ed allo spaccio di sostanze stupefacenti, radicata nella Valtiberina Toscana e nell’hinterland perugino.
Dall’indagine emergeva che Perugia è il centro preferito dai consumatori di Umbria, Toscana, Marche e Lazio per rifornirsi di droga, dove lo spaccio delle sostanze stupefacenti nel capoluogo umbro è prerogativa pressoché esclusiva dei tunisini.
Molti soggetti che prendono parte al mercato della droga sono essi stessi tossicodipendenti: piccoli spacciatori che si prendono i ruoli più visibili e rischiosi nella catena della fornitura e della distribuzione e che, a differenza di quelli appartenenti alle organizzazioni del narcotraffico, non hanno una storia di criminalità continua e violenta ma si impiegano nel traffico di droga principalmente per procurarsi i soldi necessari per la propria tossicodipendenza.
Nel corso dell’operazione, denominata “ONE HUNDRED FORTY – SEVEN”, dal nome in codice utilizzato dagli acquirenti per il principale spacciatore,  sono stati eseguiti, complessivamente, 10 arresti in flagranza per detenzione a fini di spaccio di sostanze stupefacenti e sono stati sequestrati circa  1000 grammi di sostanze stupefacenti di vario tipo (cocaina, eroina, hashish,  marijuana  e  “wax”).
Per la prima volta è stata sequestrata la sostanza stupefacente “wax” (dall’anglosassone colla) sostanza resinosa di colore giallastro (principio attivo puro THC) estratto  dalla “marijuana”  con la tecnica del  BHO (Butane Hash Oil), utilizzando come solvente il gas butano che portando ad elevate temperature la sostanza consente di estrarne il solo principio attivo . Esso ha normalmente ha un uso medico grazie all’elevata  concentrazione di principio attivo e alle diverse maniere di assimilazione possibili: ottimo nella terapia del dolore, patologie del sonno e terapia post-chemioterapia. Per uso alimentare, mescolato a cibo e bevande, indicato per patologie relazionate al fumo.

Dai dialoghi intercettati emergeva inoltre che gli indagati utilizzavano un linguaggio in codice per riferirsi alla sostanza stupefacente, ricorrendo ai termini “mezza pannocchia”, “la veloce” o “cristina” per indicare la cocaina, “la lenta” per indicare l’eroina, “metano” per indicare il metadone, “birretta”, “carne”, “chianina”, “bistecche”, “roast beef”, “salsiccia”, “finocchiona”, “tè green”, “affettare”, “mezz’ovo”.

 

comunicato stampa

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