Telethon

Una raccolta fondi per Telethon: è questo l’intento delle 15 band aretine anni 60 e 70 che saliranno sul palco dell’auditorium di Arezzo Fiere e Congressi per dare vita al concerto di domenica 29 novembre, a partire dalle 15. In memoria di Andrea Barbagli. Ingresso libero. Musica intervallata dal “magico” intervento di Massimo Cocchi.

Ecco l’elenco delle band: Empa’s, Quelli della solita ora, Gli antenati, I classici, Il punto in bianco, Chicago band, Il quadro d’autore, Le meduse, Concorso di colpa, The new band, Le ombre, Steam train band, Idi di marzo, Sound group, Franco e i coralli. Conducono Ilaria Lorenzini, Barbara Perissi e Greta Settimelli.

Alla conferenza stampa di presentazione dell’evento, per il Comune di Arezzo c’era l’assessore Tiziana Nisini: “è un’iniziativa volta a reperire fondi per la ricerca medica e per terapie utili a sconfiggere malattie genetiche rare. Una di queste ci ha portato via Andrea. Le band partecipano costantemente a queste iniziative di solidarietà, è un grande elemento di merito, invito perciò tutti a partecipare al loro concerto perché la solidarietà, fiammella che tiene vivo il lavoro di Telethon, viene dai cittadini e non dalle case farmaceutiche che non finanziano questo tipo di ricerca perché coinvolge un numero ridotto di persone. Ci sono così malati e famiglie lasciate sole e dimenticate”.

Il presidente provinciale di Telethon, Lorenzo Barbagli, padre di Andrea: “due anni fa è scomparso mio figlio ma la cosa fondamentale è che queste band si siano offerte per un momento anche di riflessione su queste patologie”.

Stefano Menichetti della Bnl: “sono centinaia i milioni investiti da Telethon negli anni. In questo percorso Bnl partecipa con convinzione. Ora abbiamo trovato Lorenzo Barbagli che ci ha subito coinvolto con la sua grande forza e passione. Senza queste due qualità non si fa solidarietà”.

Carlo Benucci del Calcit: “Severino Baldi, Paolo Basco e il sottoscritto ci hanno messo del loro per rimettere in piedi band aretine dove qualcuno aveva da riprendere… confidenza con gli strumenti”.

“Come direttore del carcere – ha sottolineato Paolo Basco – sono abituato a pensare in termini di solidarietà e alla musica come strumento fondamentale per veicolare questo valore. Della musica facciamo ampio uso fra i carcerati e garantisco che dà un grande aiuto e un contributo di umanità”.

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