LICIO GELLI, L’UOMO DEI GRANDI MISTERI

Con Licio Gelli, morto a 96 anni, scompare sicuramente un protagonista del nostro tempo. Personaggio enigmatico e tra i più discussi, il suo nome è legato a tantissime vicende di quest’ultimi cinquant’anni. Non solo in Italia, perché la grande forza di Gelli fu quella di essere stato capace di tessere profondi rapporti con i molti potenti del mondo. Entrò in confidenza con capi di Stato e di governo, ministri, personaggi dell’alta finanza, del potere militare e dei servizi segreti. Si dice che anche in Vaticano al suo nome molti portoni si spalancassero, portoni spesso invalicabili ai “comuni mortali”.

Il suo vero capolavoro fu la P2, la loggia massonica che per oltre un decennio determinò non poche scelte in Italia. Licio Gelli ne è sempre andato fiero perché considerava questa sua creatura una risorsa fondamentale, un bene per un paese come l’Italia scosso in quegli anni da gravi problemi politici e sociali. Nei suoi pensieri c’era soprattutto una repubblica presidenziale e fu anche per questo che mise mano ad un progetto che lui chiamò di “Rinascita Nazionale”. Qualcuno non esitò a definirlo un novello Cagliostro, altri lo paragonarono al Macchiavelli dei nostri tempi. Poi, in una sua intervista al “Corriere della Sera”, fattagli da Maurizio Costanzo (anche lui in P2), confessò che sin da bambino la sua vera aspirazione era quella di diventare un giorno un burattinaio. Da quella intervista alla bufera della P2 il tempo che passò fu breve: a Castiglion Fibocchi i finanzieri rinvennero il famoso elenco degli iscritti alla loggia. Fu anche l’inizio inarrestabile di uno scandalo di grandi proporzioni.

Per Licio Gelli tutto ciò faceva presegire la conclusione di una vicenda fatta in gran parte di luci e onori. Certo, la vicenda della P2 gli provocò non pochi guai giudiziari, compresa l’onta della fuga dall’Italia e il carcere. Eppure anche negli anni a venire e fino al momento della morte, Gelli ha continuato a ritagliarsi uno spazio altrettanto importante nella sua vita di indomito combattente. E lo faceva, come gli piaceva dire, perchè il suo nome e il suo impegno non fosse strumentalizzato da chi vedeva nella P2 tutti i mali di questa società. Si gettò a capofitto anche nella letteratura, in particolare la poesia, una passione che lui coltivava fin da ragazzo; l’elenco dei volumi pubblicati e degli articoli è davvero impressionante tanto da risultare uno degli autori più prolifici del nostro tempo. Alcuni indubbiamente assai belli e tradotti anche in molte lingue, addirittura anche in cinese. Per ben due volte finì nell’elenco dei candidati al Nobel della letteratura, sponsorizzato da autorevoli accademici di varie parti del mondo.

Nella sua tanto favoleggiata villa Wanda sulla collina di Santa Maria delle Grazie ad Arezzo, dove il sole al tramonto emette suggestivi giochi di luce nel parco secolare, lui non aveva mai smesso di incontrare le tante persone che chiedevano di vederlo. Un via vai incessante dove non mancavano personaggi notissimi del mondo economico, di quello giornalistico e dello spettacolo. E anche tanti giovani, che si facevano ricevere per chiedergli dei consigli oppure per il gusto di fermare nella loro immagine visiva un frammento di “storia d’Italia”.Lui, il vecchio leone, malgrado l’età e la salute precaria, si compiaceva di tanto interesse e gli piaceva incontrare la gente in un salottino al primo piano di villa Wanda, con le pareti damascate e i ritratti della moglie e della figlia, le due persone che più di ogni altre aveva amato. Una volta gli fu chiesto come avrebbe voluto essere ricordato il giorno della sua morte. La risposta secca e immediata fu : “come uno che ha amato molto il suo Paese ma con la tristezza di non essere stato capito dai tanti”. Una risposta sicuramente enigmatica come d’altronde enigmatico fu un lungo percorso della sua vita terrena.

Lui, figlio di mugnaio a Pistoia, alla ribalta c’era salito ben presto. Giovanissimo era già a combattere in Spagna dalla parte del generale Franco, quindi la militanza fascista nella sua città che lo rese celebre a tal punto che lo stesso Mussolini lo volle conoscere e premiare. Caduto il fascismo e diversamente da tanti altri Gelli non si schierò mai dalla parte dei vincitori ma riuscì, incredibile ma vero, a guadagnarsi ugualmente la loro fiducia e considerazione. Fu indubbiamente questo il suo primo vero capolavoro di un percorso che negli anni lo avrebbe portato ad occupare posti di rilievo anche nel mondo del lavoro, come la direzione generale della Permaflek e poi quella della Dormire a Castiglion Fibocchi. Ma la prima notorietà di rilievo internazionale Gelli la conquista quando si reca in Argentina e prepara il terreno per riportare al potere l’esule Juan Peron che aveva conosciuto anni prima in Spagna. Ci riesce e riceve molta gratitudine e anche tanti riconoscimenti. Entra nei ranghi della diplomazia e viene nominato ministro plenipotenziario dell’ambasciata argentina a Roma e con incarichi speciali in Europa. E poi la P2, la loggia massonica che il Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia Lino Salvini gli affida con il compito di riorganizzarla. Gelli ci riesce così bene da creare un vero e proprio centro di potere. Ma questa è storia nota perché della P.2 si è tanto parlato così come si sono scritte montagne di cose. Sulla loggia si è detto di tutto e di più, a volte parole esatte altre di pura fantasia. Su una cosa tuttavia non esistono dubbi di sorta: la P.2 era nata e si era sviluppata negli anni alla ricerca primaria del potere. Che per Licio Gelli e la sua organizzazione significava il controllo di settori vitali del Paese. Per questo nella P.2 venivano reclutati personaggi di rilievo del governo, del parlamento, degli enti pubblici, dei servizi segreti, dell’informazione. Anche il settore privato era entrato nell’orbita P.2 con le grandi banche ed i grandi editori. Insomma, una organizzazione che il figlio del mugnaio di Pistoia ( poi diventato conte per volere di Re Umberto di Savoia) aveva creato e plasmato come un perfetto mosaico. Fino a quel pomeriggio del 17 marzo 1981,quando alla Giole di Castiglion Fibocchi arrivò la Guardia di finanza e scoperchiò una pentola che avrebbe provocato un autentico terremoto, uno degli scandali più grandi della Repubblica del secolo scorso. Ma malgrado siano passati da allora tanti anni molte cose della P.2 fanno ancora parte del mistero. Un mistero destinato probabilmente a rimanere tale ora che il suo Grande Capo se n’è andato per sempre.

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