L’Umbria cambia pelle. Va in crisi il Pd di (non) governo

Quello che è successo scorsa domenica in Umbria in parte lo avevamo registrato anche nella nostra Provincia nelle ultime tornate elettorali. Sembra che la vittoria della Lega a Cortona sia stata una sorta di volata verso il ribaltone che ha legittimato il trionfo del Carroccio  nella terra che un tempo era la riserva indiana del vecchio Pci, poi Pds, Ds e Pd. Zingaretti ha dato la colpa alla eredità che gli ha lasciato Renzi. Che il senatore di Scandicci abbia le sue colpe non è possibile escluderlo, ma l’analisi dell’attuale segretario nazionale del Pd ci sembra monca e priva di una attenta riflessione. Il voto umbro è la summa di un progressivo deterioramento del rapporto tra elettorato e classe dirigente. La piccola regione che fino a 15 anni fa veniva presa a modello e studiata dagli osservatori esteri, non ha visto rispettati più i suoi equilibri. Piano piano il centro sinistra  ha perso consensi a vantaggio di coalizioni, più o meno riconducibili al centro destra, in città cardine come Perugia, Terni, Foligno, Todi, senza dimenticare un centro come Umbertide che in passato dava al Pci percentuali intorno al 70%. Basta una fotografia per capire il malessere dei vicini di casa: andate a Città di Castello e guardate come è ridotta la Ferrovia centrale Umbra. In pratica non esiste più. Nel tratto che porta a Sansepolcro dominano erbacce e degrado, mentre nel lato sud ci sono frane mai riparate. Non è bastato passare la gestione alla rete Ferroviaria Italiana. Quel tratto di ferrovia diventa lo specchio di un fallimento che ha fatto saltare il modello Umbria. Salvini è passato all’incasso. Non ha avuto bisogno di spendersi tanto. La strada gli è stata spianata dal Pd del non governo e degli scandali, che dalla Lorenzetti in poi si è perso nei meandri del sottobosco politico.

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