Morte Martina Rossi, condannati a sei anni i due ragazzi aretini

Sei anni per tentata violenza e morte in conseguenza di altro reato. Per il collegio del Tribunale di Arezzo, presieduto da Angela Avila, Alessandro Albertoni e Luca Vanneschi sono colpevoli della morte di Martina Rossi, la studentessa ventenne genovese morta cadendo dal sesto piano dell’hotel Sant’Ana di Palma di Maiorca il 3 agosto 2011. “E’ una sentenza che rende giustizia a mia figlia che era bellissima e piena di vita e che per sette anni è stata dipinta come una persona malata” ha commentato a caldo il padre Bruno Rossi mentre mamma Franca, curva in se stessa e visiblmente provata, è stata accompagnata fuori dall’aula da Giuseppe Fanfani, ex membro del Csm, venuto ad assistere al pronunciamento della corte. Il figlio Luca era, insieme al collega genovese Stefano Savi, avvocato di parte civile e che si è espresso sulla giustizia spagnola: “Spero che questa sera i giudici spagnoli chiamino subito i genitori di Martina chiedendo loro scusa”. Il pm Roberto Rossi, procuratore capo di Arezzo, ha elogiato la celerità del processo e il comportamento dei genitori: “i giudici sono stati bravissimi così come il padre e la madre di Martina che hanno tenuto un comportamento composto senza mai smettere di lottare per la loro figlia”. L’avvocato Stefano Buricchi, legale di Luca Vanneschi, ha invece annunciato l’appello: “se i gradi di giudizio sono tre significa che i giudici possono sbagliare”. La sentenza ha chiuso, almeno per il primo grado, una storia lunga sette anni. Nell’agosto del 2011, il caso viene liquidato dalla giustizia spagnola come suicidio. Bruno e Franca Rossi però non si arrendono e ottengono, tramite i propri legali, la riapertura delle indagini presso la Procura di Genova. Il pm Mazzeo, dopo aver messo insieme alcuni elementi arriva fino ad Alessandro Albertoni e Luca Vanneschi, due ragazzi poco più che ventenni residenti a Castiglion Fibocchi, piccolo centro della’aretino da cui erano partiti in quell’agosto del 2011 insieme ad altri due amici per la vacanza alle Baleari. I due vengono indagati per un presunto tentativo di violenza che avrebbe causato la caduta nel vuoto di Martina, impegnata a sfuggire alla violenza. E proprio alla violenza i due accenneranno mentre attendono di essere sentiti a Genova e senza sapere di essere intercettati. Il caso passa alla Procura di Arezzo per compentenza territoriale (per i reati commessi all’estero vale la provenienza degli indagati). Le indagini si chiudono con la richiesta, da parte del procuratore di Arezzo Roberto Rossi di rinvio a giudizio accolta dal Gup Piergiorgio Ponticelli. Si apre il processo davanti alla corte composta dai giudici Giulia Soldini e Claudio Lara e presieduta da Angela Avila. Di fronte due versioni, quella del pm convinto che la ragazza scivolò dal balcone per evitare il tentativo di violenza dei due. Dall’altra parte quella dei difensori Stefano Buricchi e Tiberio Baroni convinti del fatto che la giovane si sia suicidata. Oggi la sentenza con la condanna. Le lacrime dei genitori di Martina e degli amici dei due imputati ( mai presenti in aula) hanno un sapore diverso ma ugualmente amaro per una ventenne “morta per niente” come ha commentato Bruno Rossi. 

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