Giardino-Passioni, quando la cultura diventa un ring

Ad Arezzo la Cultura d’estate ci regala ampi spazi. Non male per una città da sempre accompagnata dalla ringhiosità dei suoi botoli. Del resto il brand non si compra al supermercato e se quel conio è arrivato dal genio creativo di Dante Alighieri, qualcosa vorrà pur dire. Ma non è questo il punto. E sì perchè passano gli anni e il dna resta geneticamente immutato. Quasi come che questa città dia il meglio di sè quando litiga e non solo metaforicamente. E lo spirito della Giostra del Saracino permanente. La piazza che si infiamma, i quartieri che si fronteggiano in una lizza dove non sono ammesse distrazioni con le contestazioni  all’ordine del giorno. Veniamo al dunque: la fine di giugno ci sta regalando due appuntamenti di grande livello che nobilitano Arezzo e regalano l’imbarazzo della scelta. C’è chi dice che ognuno ha il suo pubblico, le sue fazioni, la sua claque. Bene. Ma a chi piacciono queste cose ed è impossibilitato ad avere la password per l’ubiquità, come si risponde? Il calendario del Passioni che si sovrappone a quello del Giardino con scientifica metodicità, moltiplica gli eventi e crea anche discussioni anche laceranti  in chi è deciso a partecipare all’uno o all’altro evento. Il salomonico testa o croce non può certo essere la soluzione. E allora non poteva essere fatto qualcosa prima proprio evitare inutili e dannose concomitanze? Oppure ad Arezzo deve sempre prevalere la logica della “nobil tenzone”. E quindi anche la Cultura diventa un ring. “Tu porti la Avallone e io ho Proietti”. Ognuno ha la sua arena e vissero tutti felici e (s)contenti. Tra poco inizia la rassegna dell’Aurora, speriamo che la situazioni torni nella normalità. Per dirla alla Pirandello, ad Arezzo: è così, se vi pare…

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