Sicurezza, pattuglie dinamiche e percentuali….

I dati fino al 30 giugno di quest’anno, se comparati con quelli dell’anno scorso, dicono che i reati sono in calo nell’Aretino. In Questura il responsabile dell’ordine pubblico non nasconde la sua irritazione quando legge certi titoli o sente parlare di Bronx riferita alla zona di Saione. Visto che è opportuno dare a Cesare quello che è di Cesare, oggi il Bronx (quello vero…) non è più un quartiere malfamato. Il dottor Failla ha dato i meriti alla gestione di Rudolph Giuliani, un sindaco sceriffo che sull’ordine pubblico ha impostato la sua carriera politica. In realtà le cose iniziarono a migliorare molto prima, grazie alla politica di un certo Bil Clinton che trovò con Mario Cuomo, l’asse per fare uscire dal degrado una zona che aveva legato il suo brand purtroppo alla delinquenza. E non meritava, proprio per la sua storia, di avere quella nomea.

Fatti i debiti paragoni anche Saione non merita di avere questa etichetta. Meraviglia che il grido di allarme abbia avuto una eco giganesca dopo la comparsa di scritte razziste che testimoniano il disagio e la crescente insoddisfazione che esiste in strati sempre più diffusi della popolazione indigena. In soldoni gli aretini a Saione si sentono stranieri in casa e preferiscono abbandonare il quartiere per andare da un’altra parte. In compenso c’è chi affitta in modo allegro e non è un caso che tra i problemi ci sia anche questo aspetto, da non considerare secondario. Per combattere il degrado la risposta è solo politica. Non è certo un pino abbattuto (al di là del valore affettivo) a denunciare lo stato di abbandono della zona. Ma l’asse via Trasimeno-Via Piave, completato da quadrilatero via Isonzo e via Montegrappa in certe ore diventa problematico. Senza dimenticare che a pochi metri c’è da una parte il Pionta con tutto quello che si porta dietro e dall’altra via Provenza che dopo essere stata di nuovo illuminata, regala meno occasioni agli spacciatori di prosperare. Ma i problemi restano e non bastano certo spettacolari azioni di polizia per dimostrare che lo Stato esiste e che quella non è più terra di nessuno. Un tempo c’era la Circoscrizione che sondava il territorio e faceva da filtro a certe esigenze. Oggi chi fa quel lavoro? Come si rapporta l’amministratore con il cittadino? Gli stranieri residenti chi hanno come interlocutore? Ecco che in certi casi sarebbe necessario affrontare le questioni meno con la pancia e più con la testa. In fondo le elezioni sono ancora lontane e le statistiche dicono che Arezzo è una città sicura. Toto’ direbbe, ma mi faccia il piacere….

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