Olio, annata pessima. La Coldiretti tira le somme

“L’annata è andata molto male, la richiesta dell’olio è elevatissima, qualcuno ha iniziato a prenotarlo già dai primi giorni di settembre, anche quello vecchio dello scorso anno è letteralmente agli sgoccioli se non proprio finito” così Giuliano Scattolin Presidente del Frantoio Ricasoli scatta subito un’istantanea della situazione della campagna olearia della provincia di Arezzo.“Abbiamo perso il 70% della produzione e il 30% sullo scorso anno, una mancanza che va oltre la media nazionale; nell’aretino nessuna produzione soddisfacente – spiga Scattolin – la siccità è il fattore scatenante di questi numeri, la bassa produzione di quest’anno può essere attribuita alle alte temperature nel periodo della fioritura che non hanno consentito la fecondazione del fiore e dove non si è manifestata l’allegagione quindi il passaggio da fiore a frutto; l’estremo caldo – precisa Scattolin – non ha dato la possibilità al fiore di aprirsi ed è mancata la fase dell’impollinazione”. La gande responsabilità è da additare infatti alle alte temperature primaverili che poi si sono sviluppate nel corso della stagione fino a toccare temperature elevatissime durante il periodo estivo.“La raccolta è partita in anticipo di circa due settimane, quest’anno le rese sono comunque buone e la qualità dell’olio è ottima e non vi è alcun problema con la mosca olearia non essendoci stati periodi di umidità – continua Scattolin – altra questione da non sottovalutare è il prezzo che si attesta quest’anno sui 14 euro al litro, magari agli occhi del cittadino consumatore può sembrare altissimo ma noi imprenditori agricoli invece, in alcuni casi, con questo importo, non riusciamo nemmeno a coprire i costi di produzione. E’ difficile operare in annate come questa che è stata problematica per tutte le colture, per quanto riguarda l’olio – conclude Scattolin – veniamo da un 2014 con produzioni ridicole a causa della mosca, un 2015 e 2016 soddisfacenti ed un 2017 disastroso, ci auspichiamo un 2018 molto diverso dalle stagioni passate”. “La situazione è a macchia di leopardo, con aziende che hanno pochissime olive e altre che proprio non le hanno – sottolinea il Presidente di Coldiretti Toscana e Arezzo Tulio Marcelli – questo crea profondo disagio alle imprese agricole che devono fare i conti con un periodo davvero sfavorevole, imprese che comunque hanno sostenuto tutte le spese come quelle per la potatura, la concimatura, ed i trattamenti fatti durante l’anno. Il nostro Paese – precisa Marcelli – mantiene tuttavia saldamente il primato europeo della qualità negli oli extravergini di oliva a denominazione di origine e indicazione geografica protetta (Dop/Igp) con il raccolto 2017 che sarà destinato a ben 46 marchi riconosciuti dall’Unione Europea”.Si possono già stimare i primi dati in cui viene espresso chiaramente che nelle settimane delle raccolte c’è stato anche un numero inferiore di manodopera chiamata a questo tipo di lavoro. “In queste condizioni – sostiene il Direttore di Coldiretti Arezzo Mario Rossi – c’è il rischio che l’olio straniero venga “spacciato” come italiano. Sulle bottiglie di extravergine ottenute da olive straniere in vendita nei supermercati – spiega Rossi – è quasi impossibile leggere le scritte ‘miscele di oli di oliva comunitari’, ‘miscele di oli di oliva non comunitari’ o ‘miscele di oli di oliva comunitari e non comunitari’ obbligatorie per legge nelle etichette dell’olio di oliva. Il consiglio – puntualizza Rossi – è quello di guardare con più attenzione le etichette e acquistare extravergini a denominazione di origine Dop, o di comperare l’olio direttamente dai produttori, nei frantoi o nei nostri mercati di Campagna Amica”.

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