Rapporto Ires-Cgil: economia aretina in chiaroscuro

“Per il secondo anno consecutivo l’economia aretina vede una leggera (ma smorzata, +1,8% invece del +5% dell’anno precedente) ripresa del valore aggiunto industriale, ma parallelamente un regresso, sia pur modesto (-0,6%), del valore aggiunto terziario, che, insieme alle performances negative di costruzioni e agricoltura, determina unastagnazione del valore aggiunto localmente prodotto”. Così recita il report. Dall’analisi emergono prospettive di lenta, lentissima ripresa: nel triennio 2017-19, infatti, il valore aggiunto dovrebbe crescere senza superare l’1% annuo. “E’ dunque più che probabile la prosecuzione della stagnazione della produttività aggregata, che già nel 2015-2016 si è ridotto in misura significativa”.Il modesto ruolo da traino della domanda pare essere stato quello delle famiglie (+1,1 per cento), dato che l’export è rimasto stazionario. Perché nonostante i dati positivi, il ricorda che quello dell’export è un datoinfluenzato soprattutto dalle esportazioni di oro grezzo, che apportano modestissime quote di valore aggiunto”.OCCUPAZIONEIl dato più positivo, per una volta, sembra arrivare dalle dinamiche occupazionali. Il tasso di disoccupazione è diminuito dal 10,2% al 9,2% (stime Prometeia sulla base delle rilevazioni Istat), con una crescita dello 0,3% anche del volume del lavoro prestato (“unità di lavoro”). Secondo le rilevazioni delle forze di lavoro Istat, nel 2016 Arezzo ha invece rappresentato la provincia toscana con la più alta crescita occupazionale (+ 6 per cento) grazie essenzialmente ai settori terziari, e in piccola parte a quello manifatturiero). E’ probabile che vi sia una sopravvalutazione statistica del dato occupazionale aretino, ma un contributo positivo della dinamica reale dovrebbe comunque esserci stato.La cassa integrazione provinciale concessa, diminuita del 9%, segue una dinamica positiva molto più modesta del dato nazionale (nel primo semestre 2017).

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