La tenacia di un uomo che voleva Giustizia

In certi momenti si rischia di cadere nella retorica. Ricordare la strage dell’Heysel diventa un impegno prima di tutto etico e poi civile. Quello che accadde la sera del 29 maggio 1985 resta impresso nella memoria di tutti. Una strage assurda che costò la vita a 39 persone. Nella lista delle vittime anche due aretini, il medico Roberto Lorentini, padre di due figli in età e la 17enne Giusy Conti. Avevano una passione calcistica ed erano saliti in compagnia di altri fino a Bruxelles per sostenere la loro squadra del cuore, la Juventus, impegnata nella finale di Coppa dei Campioni, contro il Liverpool. Quella che doveva essere una festa si è trasformata in una tragedia. Quelle scene non le possiamo dimenticare perchè fanno parte della nostra storia. Ricordare l’Heysel significa anche ricordare la figura di un uomo, che da solo, è andato contro i poteri forti, vincendo una grande battaglia. E’ opportuno che Arezzo non si dimentichi di Otello Lorentini (nella foto). Senza la sua tenacia, la sua cocciuta voglia di giustizia, i signori dell’Uefa, l’avrebbero fatta franca. Una battaglia che ha permesso di mettere a nudo le debolezze di un mondo che voleva scansare le responsabilità. E in quella tragica notte, furono tanti i colpevoli. Ma il conto lo pagarono 39 innocenti.

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