Gratien, un mese dietro le sbarre

Un mese fa veniva arrestato a Roma e trasferito ad Arezzo Padre Gratien. Il frate congolese ha affrontato oggi il suo trentesimo giorno in carcere con l’accusa di omicidio volontario e occultamento di cadevere. Il caso è quello della scomparsa di Guerrina Piscaglia da Ca Raffaello. La vicenda di Gratien è partita dalla posizione di testimone ed è al momento approdata a quella di persona con capacità di compiere un “atroce delitto” questo almeno secondo il Riesame che, nelle motivazioni che hanno portato al dispositivo, ha tracciato un quadro terribile del religioso premostratense. arrivato a Ca Raffaello nel 2013, Padre Gratien insieme all’altro religioso Padre Silvano e a Padre Giovambattista, chiamato dal parroco Padre Faustin a sostituirtlo quando non c’era, è entrato subito nel cuore di molti parrocchiani mentre per altri, quei frati di colore, hanno sempre rappresentato un elemento estraneo alla realtà e al tessuto sociale locali. Di Padre Gratien il Riesame, sulla scorta delle risultanze delle indagini portate avanti dal pm Marco Dioni, ha disegnato il ritratto di un uomo senza scrupoli, capace di avere storie con prostitute e donne “sprovvedute”. Il suo difensore Luca Fanfani ha sempre sostenuto che, all’origine di questa sorta di accanimento, ci siano una serie di passi sbagliati da parte della procura ma soprattutto il fatto che Guerrina non sia mai stata cercata viva ma solo morta. Mercoledi ci sarà l’incidente probatorio con Cristina, l’altra amica di Gratien, che dovrà confermare certe frasi pesanti che il frate avrebbe pronunciato con lei su Guerrina. Il passaggio non è da poco per capire quale indirizzo dare alle indagini che non escludono un nuovo interrogatorio per il frate silenzioso. 

Condividi l’articolo