Arezzo, ora servono i soldi per chiudere la stagione

Inizia un’altra partita per l’Arezzo. La Lega di Serie C ha fatto bene a rinviare un match che non avrebbe avuto senso. Non c’è l’interesse per fare saltare il banco. Dopo le esperienze di Modena e Vicenza, con altre due realtà delicate al sud che rispondono al nome di Akragas e Matera, il Presidente Gravina non può rischiare di perdere una piazza importante come Arezzo. La crisi è esplosa cammin facendo non senza qualche sorpresa visto che la vecchia presidenza (Ferretti tanto per intenderci) all’inizio della stagione aveva regolarmente iscritto la squadra, versando la fidejussione e alzando quell’asticella dove non era nascosto l’obiettivo di migliorare il risultato della stagione precedente. Poi il meccanismo si è inceppato, gli stipendi sono stati pagati in ritardo o addirittura non sono stati rispettati, arrivano le penalizzazioni e inizia quell’iter che è sfociato nel risultato di questi giorni. Ora che Matteoni si è eclissato e la Neos non ritenuta credibile per affrontare la situazione, è partita l’istanza di fallimento, promossa da un commercialista aretino, creditore di un’altra azienda a sua volta in difetto con l’Arezzo. L’istanza di fallimento era il passaggio necessario per poter puntare alla richiesta di esercizio provvisorio. Ma perchè questo possa essere accolto, il curatore dovrà portare in dote i soldi necessari per chiudere la stagione. Nessuno allora può stare alla finestra. Coloro che si presentarono dal sindaco disposti a dare una mano senza accollarsi la responsabilità diretta della gestione della società, lo possono fare. A sua volta Orgoglio Amaranto ancora una volta deve chiamare a raccolta i tifosi e non solo questi, per una sottoscrizione straordinaria, che possa portare quella linfa che adesso è proprio vitale. Ci sarà poi da convincere i giudici, ma per farlo servono soldi e non chiacchiere. Altrimenti chi scrive che non far giocare Arezzo-Livorno è stata una forzatura, potrebbe trovare argomenti validi per rafforzare questa tesi. Insomma è un terzo tempo, quello più importante.

Condividi l’articolo