Pd, inizia la segreteria di Albano Ricci. Primo compito, ricucire con Mdp

Arriva il giorno della proclamazione di una scelta che è stata ratificata dagli accordi di corrente e dalle assemblee di base. Lunedi all’Arena Eden, nel Pd aretino comincia la segreteria di Albano Ricci, il ragazzo che vendeva la domenica l’Unità in compagnia del nonno, vecchio militante comunista. Ricci, renziano a 18 carati, viene da quella tradizione che orgogliosamente ha sempre rivendicato. Quasi a sfatare la leggenda che il Pd con Renzi alla guida, si sia  “democristianizzato” troppo. A dieci anni dalla sua fondazione il Pd aretino conosce un nuovo segretario. Aveva iniziato Marco Meacci, l’uomo di Gargonza che forte delle sue convizioni uliviste, fu il primo a raccogliere la sfida voluta da Walter Veltroni e Francesco Rutelli. Sembrano passati anni luce. Meacci è finito in seconda linea nonostante avesse un bilancio politicamente in attivo. Fu l’avvento del renzismo a spiazzare in loco la posizione del segretario savinese che dopo la primarie perse per le elezioni politiche, capì che era arrivato il tempo di farsi da parte. Gli subentro’ Massimiliano Dindalini, uno cresciuto a pane e Fgci. Bersaniano prima e cuperliano dopo, la sua scelta ebbe come garante proprio l’area renziana che nel partito era padrona di quello che i congressi legittimavano. Apicoltore di professione, ha scoperto il miele senza zucchero in un Pd che con la sua segreteria ha accumulato una serie di sconfitte da fare rabbrividire. Inizio’ con Castiglion Fiorentino (risultato annunciato), senza dimenticare la scivolata storica di Bibbiena per passare un anno dopo  al tonfo di Arezzo, dove a rimetterci le bucce fu la giovane promessa renziana Matteo Bracciali. Chiusero il cerchio le sconfitte di Sansepolcro, Montevarchi (figlia di insanabili lacerazioni malgestite) e Anghiari (quest’ultima davvero clamorosa vista la scelta errata del candidato sindaco). Ma il “Dinda” da abile giocoliere della politica chiamo’ tutti alle rispettive responsabilità, scaricando le colpe alle politiche del governo centrale guidato da un ragazzo nato e cresciuto nella periferia fiorentina, facendo prima il boy scout, poi apparendo nei quiz delle reti del Biscione con Mike Bongiorno. Senza tralasciare una Presidenza della Provincia soffiata alla vecchia guardia dalemiana con l’impresa di battere la componente di tradizione Pci nella corsa a Palazzo Vecchio. La segreteria Dindalini per tutto questo tempo è andata avanti a strappi. Con l’ala renziana ha avuto un rapporto non facile. Di reciproca sopportazione. La sconfitta referendaria in parte è stata alleviata dalla vittoria di Monte San Savino, che ha salvato il partito da una umiliante regressione. Ora si cambia. Tocca ad un cortonese. Strano a dirsi, ma il primo compito per Ricci sarà quello di cucire un rapporto con gli scissionisti di Mdp che nell’aretino hanno come leader Andrea Vignini. Un bel problema visti i non certo idilliaci rapporti tra l’ex sindaco di Cortona con i suoi vecchi collaboratori. Ma è noto che la politica è l’arte del possibile, anche anche per un rottamatore.

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