San Donato ci obbliga a una nuova riflessione: non dimenticare quei preti che morirono per la Fede e la libertà

Il Vescovo di Arezzo Riccardo Fontana  è stato diretto nell’esternare un disagio davanti ad una platea che doveva essere più folta in occasione della messa solenne del Santo Patrono di Arezzo e della sua diocesi. San Donato è stato il Santo della dedizione che ha dato la sua vita per difendere la Fede, che ha caratterizzato la storicità della chiesa aretina nel corso di questi anni. Una chiesa che vanta un ordine definito di chi l’ha guidata dall’inizio fino ai nostri giorni. Donato è un simbolo, un punto di riferimento, un termine di paragone che dovrebbe essere messo davanti ad ogni cosa. Non sempre è stato così. Il Vescovo ha fatto bene ad evidenziare quei preti che nell’arco di tutti questi anni hanno sacrificato la loro vita per la Fede. In particolare ha ribadito il valore morale del coraggio di chi nel corso dell’ultimo conflitto mondiale non ebbe paura a sacrificare la  vita davanti al fuoco del Maligno, come ha sottilineato la storia di don Mencattini, trucidato nella lontana Cina in tempi ormai lontani. Don Alcide, don Tani, e tutti quei preti di campagna che si opposero alle violenze dei nazisti è giusto paragonarli a Donato. Hanno avuto la stessa forza, lo stesso coraggio e la stessa Fede. Ecco perchè non bisogna dimenticarli. Possono essere un esempio anche verso chi non ha il coraggio della Fede. Gente che predicava la non violenza. Che al mitra opponeva il vangelo. Non sono morti invano. E facciamo che non sia così. Ecco percè da quelle tonache ribelli per amore, possiamo prendere la linfa giusta per reagire alla tante brutture che in questi giorni hanno accompagnato la vita aretina. Non bisogna piegarsi. Ma affrontare le situazioni difficili. Consapevoli che abbiamo la forza per poter superare le difficoltà che ci sono. Ecco perchè il sangue di Donato ancora ha un senso per una città ferita ma non umiliata.

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