I lecci scatenano la polemica estiva ad Arezzo

Non c’era stata mai tanta acredine nemmeno per la turbolenta estate scorsa culminata con i fatti di Saione.L’idea della Giunta Ghinelli di tagliare i lecci dei giardini Porcinai ha scetanato una bagarre inaspettata che sta raggiungendo anche livelli inaspettati. Cosi’ mentre a Firenze Nardella e Rossi preparano la marcia contro il razzismo, a Siena e Pisa si aspetta l’esito dei ballottaggi, ad Arezzo il futuro degli alberi che dall’inizio del secolo scorso,  adornano una significativa parte della città, sono diventati il soggetto della ennesima divisione tra maggioranza e opposizione. E la polemica ha toccato anche un alleato della Giunta, Fratelli d’Italia, che ha accusato il vice sindaco Gamurrini, di aver preso questa decisione, senza avere consultato da una parte i partner di governo e dall’altra i cittadini. Il Pd, da parte sua, ha ritrovato un po’ di adrenalina e cosi’ tra una sconfitta elettorale e le lungaggini delle sue estenuanti Direzioni, ha deciso di presentare una petizione e chiedere ai cittadini di dire no al progetto della Giunta. In consiglio comunale ci sono state delle interpellanze in materia. Il vice sindaco ha parlato di una scelta iniziale sbagliata, visto che all’inizio dovevano essere tigli e non lecci, ad essere piantati. Mai tale errore fu poi così  esatto visto che gli effetti collaterali dei tigli sono deleteri per chi sta intorno. Il leccio non sarà un albero bellissimo, ma ha un pregio, resta sempre verde e non produce danni in caso di calamità, come invece possono fare tigli e pini marittimi. Se la questione è legata alla sicurezza, basta un controllo periodico, per sfrondare gli alberi. Insomma, una questione tecnica è diventata politica. Ma non confondiamo le acque. Il Leccio non è di destra, tantomeno di sinistra. E’ solo un albero che merita rispetto.

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