Allarme Coldiretti: occhio al grano straniero

La speculazione sul grano mette in pericolo la vita di oltre trecentomila aziende agricole che lo coltivano, ma anche un territorio di 2 milioni di ettari a rischio desertificazione ma anche gli alti livelli qualitativi per i consumatori garantiti dalla produzione Made in Italy. E’ l’allarme lanciato dalla Coldiretti in occasione dello scoppio della #guerradelgrano con migliaia di agricoltori presenti lo scorso 9 giugno alle banchine con trattori per l’arrivo di un mega cargo con grano canadese al Porto di Bari proprio alla vigilia della raccolta di quello italiano con evidenti finalità speculative.  “L’Italia – sottolinea il Presidente della Coldiretti Arezzo Tulio Marcelli- è il principale produttore europeo e secondo mondiale di grano duro, destinato alla pasta con 5,1 milioni di tonnellate su una superficie coltivata pari a circa 1,4 milioni di ettari”. “Il taglio dei prezzi pagati agli agricoltori sotto i costi di produzione  – prosegue Marcelli – ha provocato la decimazione delle semine di grano in Italia con un crollo del 7,3% per un totale di 100mila ettari coltivati in meno che peseranno sulla produzione di vera pasta italiana nel 2017, oltre che sull’ambiente, sull’economia e sul lavoro delle aree interne del Paese. Nella campagna 2016 i prezzi – ricorda Marcelli – sono stati dimezzati per effetto delle speculazioni e della concorrenza sleale ed oggi – sottolinea ancora il Presidente – con 5 chili di grano non è possibile neanche acquistare un caffe. Da pochi centesimi al chilo concessi agli agricoltori dipende la sopravvivenza della filiera più rappresentativa del Made in Italy mentre dal grano alla pasta i prezzi aumentano di circa del 500% e quelli dal grano al pane addirittura del 1400%”. Con queste quotazioni non si può sopravvivere – ha denunciato la Coldiretti – nel sottolineare che c’è il rischio concreto di alimentare un circolo vizioso che, se adesso provoca la delocalizzazione degli acquisti del grano, domani toccherà gli impianti industriali di produzione della pasta con la perdita di un sistema produttivo che genera ricchezza, occupazione e salvaguardia ambientale. “La manifestazione dei giorni scorsi a Bari rappresenta la testimonianza di come sia necessario accelerare l’iter per l’entrata in vigore della legge sull’etichettatura obbligatoria del grano usato per fare la pasta, il pane e tutti i prodotti da forno per garantire maggiore trasparenza negli acquisti e fermare le speculazioni”. Sono parole del Direttore di Coldiretti Arezzo Mario Rossi che ricorda come la speculazione sul grano causa il taglio dei prezzi pagati agli agricoltori, portandolo a non coprire i costi di produzione ed a provocare – sottolinea ancora – la decimazione delle semine di grano in Italia e nel nostro territorio”.  Per questo i coltivatori aretini sono in grande difficoltà, soprattutto per il prezzo – spiega il direttore di Coldiretti Arezzo, Mario Rossi –  che oggi è sceso addirittura al di sotto dei costi di produzione. Un’ inaccettabile remunerazione del prodotto locale che è collegata all’import non stop di grano dall’estero che continua ad orologeria ad invadere quotidianamente i porti con grano di pessima qualità e senza controlli sulla salubrità del prodotti”. “Vogliamo tutelare il reddito di chi produce e valorizzare il grano 100% italiano – conclude Rossi – e sollecitiamo l’attivazione di tutte quelle misure che puntino alla qualificazione della nostra produzione e consenta ai trasformatori di acquistare sempre più prodotto “made in Italy”. La mancanza dell’etichetta di origine non consente ancora – sottolinea la Coldiretti – di conoscere un elemento di scelta determinante per le caratteristiche qualitative, ma impedisce anche ai consumatori di sostenere le realtà produttive nazionale e con esse il lavoro e l’economia nazionale e locale. Vogliamo puntare invece a valorizzare le distintività dei cereali italiani e locali. 

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